Vendere opzioni put come Buffett

probabilita' e borsaVorrei che il centopercento di miei giorni fossero come oggi. Mi trovo in questo momento in un isola del sud est aisatico,  per una  vacanza fuori programma con la mia famiglia.  I giorni scorrono lenti e sereni, mentre penso alla frenesia del mondo che corre  tra New York, Londra, Hong Kong, Tokyo…tutto  lontano anni luce da questo angolo di mondo. Penso ai milioni di persone che si muovono come in un formicaio senza fine.  Dove mi trovo oggi la gente guadagna mediamente tra 100 e 200 euro al mese,  vive di quello, ed e’ felice!  Immagino come sarebbe la nostra vita se da oggi dovessimo vivere solo con quello che il flusso di rendite  deposita sui nostri conti ogni mese.  Gia’, quel cash flow di cui tanto parlo, che non sono solo numeri su uno schermo ma il passaporto per l’ indipendenza finanziaria. Ogni tanto e’ importante fermarsi e toccare con mano cosa realmente potrebbe comprare il denaro. Immaginazione e visualizzazione sono i miei piu’ potenti motivatori.  Per me  il tempo e la liberta di muovermi e scegliere sono  i mie  obbiettivi principe. Questo e’ quello che gli investimenti di oggi devono potermi regalare un domani. Con una media di rendite passive e semi passive ( esclusi i risparmi ) di  2400 $ al mese potremmo vivere gia’ da adesso senza preoccuparci piu’ di lavorare, in una quaunque isola delle Filippine, della Malesia, dell’  Indonesia o della Thailandia o nel Vietnam…  Non male come base di partenza se penso che molti sognano di andare da quelle parti in vacanza!
Nella rosa delle fonti di reddito passive e semi passive che fa da base alle nostre rendite, c’e’ una voce che ha fatto il suo ingresso nel 2015 che non compariva nelle file delle nostre rendite solo lo scorso Natale. Per chi mi segue da un po’,  sa che da gennaio/febbraio di quest’anno mi sono avvicinato alle opzioni come strategia di investimento complementare al solo investire in azioni ed accumulare dividendi per il lungo termine. Le opzioni per dirla tutta, sono diventate la prima fonte di rendita tra i miei pilastri del cash flow. Dopo i risparmi, che di per se implicano lavoro attivo, le opzioni e piu’ di preciso la vendita di opzioni, sono arrivate a rappresentare prepotentemente il 60% delle nostre entrate passive e semi passive negli ultimi sei mesi. Definisco per semi passive quel tipo di rendite che implicano un minimo di tempo operativo di monitoraggio. Le opzioni credo non mi prendano piu’ di qualche ora al mese, quando si avvicinano i venerdi di scadenza e quando decido di vendere nuove opzioni. Quello che ha richiesto piu’ tempo e’ stato imparare, leggere, documentarmi e fare un po’ di pratica. Non sono un argomento complesso se si parla di vendita di opzioni e non richiedono chissa’ quale cultura finanziaria. Ripeto: a dicembre 2014 non sapevo neanche cosa era un opzione oggi rappresentano il 60% delle nostre entrate finanziarie. Volere e’ potere. Tutto si puo’ imparare e se e’ fatto da altri uomini  allora possiamo farcela anche noi! Ci potete scommettere!

Ho parlato abbastanza  della vendita di OPZIONI CALL COPERTE nella sezione opzioni del blog. Li’  potete gia’ trovare parecchie delle informazioni necessarie per operare e la psicologia che c’e’  dietro, non che alcune delle startegie di vendita e di uscita dalle posizioni aperte che utilizzo personalmente.

Oggi vi parlero’ invece del come opero per quello che riguarda la VENDITA DI OPZIONI PUT.  Passati alcuni mesi a vendere le opzioni coperte sui titoli sottostanti gia’ posseduti nel mio  portafoglio, c’e’ stato un giorno in cui sono inciampato per caso su un articolo che parlava di Warren Buffet e dell’ ampio uso che fa della vendita di opzioni. Ho voluto approfondire ed ho trovato uno studio che verificava la discrepanza tra la crescita sommata dei titoli in portafoglio, posseduti dalla Berkshaire Hataway ed i risultati finanziari del colosso di Buffett. Emergeva da questa analisi che la differenza in positivo e’ generata ogni anno dai premi ricavati dalla vendita di opzioni. Nello specifico opzioni put. Bingo!

Ho speso un bel po’ di tempo per capire i meccanismi che potessi applicare e come dover operare io piccolo investitore retail. Soprattutto mi sono chiesto come poter guadagnare controllando il rischio.  Perche’ questo e’ quello che conta. Non ho solo analizzato Buffett perche’ quello che fai lui non e’ replicabile per me e non e’ l’ unica strada. Vi faccio un esempio: quando Buffett vende opzioni put si impegna ad acquistare un tot di titoli di una societa’ ad un prezzo piu’ basso di quello attuale in un preciso momento futuro. Qui sta la differenza tra lui e noi. Il tempo. Non sono tanto le cifre che potenzialmente muove e la qantita’ di titoli che tecnicamente puo’ comprare ( si, sono numeri astronomici ma teoricamente un altro fondo del suo calibro potrebbe fare lo stesso).  La vera differenza e’ che lui puo’ scrivere opzioni put con orizzonti temporali lunghissimi che lui stesso decide. Se per esempio provate adesso  a vendere un opzione put qualsiasi vedrete che il vostro broker  online vi da la possibilita’ di vendere ad 1 mese, 2, 3, 6 mesi avanti  forse scadenza 2016 o per qualcuno 2017…Io non ho mai visto opzioni con tempi piu’ lungi con il mio Broker. Per Buffett si parla di 10 anni o 15 anni. Nelle opzioni come ben sapete piu’ tempo rimane alla scadenza piu’ alto e’ il premio pagato. L’ altro fattore che determina il prezzo del premio e’ la volatilita’. Piu’ e’ alta piu’ e’ alto il prezzo pagato.  Confusi? Per adesso seguitemi nel ragionamento e tutto diventera’ presto piu’ chiaro.
Siccome il caro Warren non e’ proprio l’ ultimo degli investitori del pianeta, tutt’ altro e’  tra i migliori investitori del secolo, mi sono concentrato sull’ analizzare il perche’ opera in questo modo e nel vedere se postessi trarre qualche vantaggio a mio favore. Probabilita’ e’ stata ancora una volta la risposta!  E’ tutta una questione di probabilita’.  Lui non ama il rischio ma bensi’ tutto cio’ che e’ prevedibile. Non si cura della volatilita’ di breve termine. I suoi orizzonti sono spesso di dieci anni. La sua mentalita’ e’ quella di un assicurtore e fareste bene a cominciare a capire come diventare anche voi degli ottimi assicuratori. Perche’ e’ cosi che farete soldi veri!

Partendo dal fatto che vendere un opzione e’ come vendere un assicurazione a qualcun altro tutto quello che dovete fare e’ avere la maggioranza delle probabilita’ dalla vostra parte. In fondo chi e’ disposto a pagare un premio e’ chi pensa a proteggersi nel caso il mercato scenda troppo e allora sa che voi compresreste le sue azioni ad un prezo pattuito. Il problema e’ che nessuno sa come si muovera’ un titolo domani o tra una settimana o in due mesi. Pero’ e’ vero anche un altro paradigma. Che lo vogliate o no basandosi su i 140 anni e passa di storia della borsa, sappiamo anche che nel breve periodo la borsa oscilla quasi in maniera irrazionale, ma piu’ allungate gli orizzonti piu’ le probabilita’ che sia salita aumentano dalla vostra parte. Perche’? Perche’ piu’ passa il tempo piu’ un titolo o un indice tende a salire. Ecco perche’ Buffett vende opzioni put con cosi’ lunghe scadenze.

Definito questo fatto che mette in chiaro che il tempo gioca a vostro favore andiamo avanti veloce perche’ c’e’ un’ altro fantastico strumento che ho imparato ad utilizare che mette chiarezza nella confusione dei numeri:  la deviazione standard.

Non fatevi spaventare da questo termine cosi’ accademico o da pseudo guru della finanza perche’ tra tre minuti capirete cosa e’, come usarlo e come farci soldi! In statistica se abbiamo una serie di numeri all’ apparenza casuale come potrebbero essere le oscillazioni quotidiane di un titolo o un indice, possiamo trovare una media che ci divide a meta’ la distribuzione di questi numeri in un arco di tempo preciso.  Sapremo quindi che il 50% delgli esiti saranno al di sopra o al di sotto di questa media. La devizione standard invece,  partendo dalla media ci dira’ che un “buon gruppo”  di numeri o esiti sara’ contenuto in una distanza precisa da questa media, sia in positivo che in negativo.  Fortunatamente questo ” buon gruppo”  si puo’ definire secondo una formula matematica molto precisa che ci dice che e’ sempre il 34.2% al di sopra o al di sotto della media di tutta la serie di numeri. So che siete ancora confusi, ma guardate un’ attimo questi due grafici ed arrivo al punto infretta.

deviazione standard e borsa
Questo e’ solo un esempio casuale per spiegare il concetto. Fate finta che i puntini blu e verdi sono la distribuzione di come si e’ mosso un titolo estremamente volatile, ogni settimana su un arco di tempo di due anni: una settimane e’ andato su del 30% una settimana  e’ sceso del 2% poi del 12% poi e’ salito del 17.5% e poi del 3% e cosi via.  Non si capirebbe nulla se non venisse in aiuto la deviazione standard. Ecco che nel grafico possiamo vedere che prendendo tutti i numeri registrati mediamente questo fantomatico titolo si e’ mosso intorno allo zero il primo anno e poi poco di piu’ di zero il secondo. La deviazione standard pero’ ci dice che il 68.2%  ( 34.1% + 34.1%) di tutti i movimenti e’ sempre avvenuto in una fascia precisa sia in positivo che in negativo. Questa e’ un’ informazione preziosissima. Perche’? Esattamente perche’ possiamo prendere come un dato di fatto che nel 68.2% dei casi comunque vada questo titolo in una settimana si muovera’ tra -9% e + 9%. Poi e’ vero che ogni tanto ovvero nel restante 32.8% dei casi fara’ movimenti eccezionali oltre il -9% e +9%.  Capite questo come vi puo’ aiutare nel vendere opzioni put o call? Vi aiuta tantissimo nello sciegliere il vostro prezzo strike. Se state vendendo opzioni put e scegliete un prezzo sotto quello attuale di oltre il 9% allora saprete con certezza di avere il 68.2% di probabilita’ che il vostro prezzo non venga raggiunto e quindi la vostra opzione non venga assegnata. Il che vuol dire solo una cosa: premio intascato!

Lasciamo perdere per un attimo questo caso limite, perche’ una volatilita’ del genere non e’ reale, ma come ho detto era solo un esempio. Andiamo avanti. Non ho per caso anche  detto che io opero con una probabilita’ a mio favore pari  al 95% ? Esatto! Adesso che avete afferato il concetto di deviazione standard, vi spiego in un passaggio come  potete vendere opzioni put o call che nel 95% dei casi non raggiungeranno mai il vostro prezzo strike. Guardate un altro grafico: e’ quello della distribuzione gaussiana a campana di come si muove una deviazione standard 

una deviazione standard

 

Questo e’  il caso appena spiegato dove nel 68% ( arrotondato) tutte le fluttuazioni del vostro titolo andranno a cadere. Pero’ un titolo puo’ muoversi con violenza in un periodo di forte volatilita’ e sforare questo canale. Allora cosa facciamo? Scegliamo di tenerci lontani di ben  due gradi di deviazione standard dalla media quando selezioniamo il prezzo strike ed ecco che le probabilita’ saranno estremamente a nostro favore:

 

due deviazioni standard

Per essere piu’ precisi se vendiamo un opzione ad un prezzo strike di due volte la deviazione standard di quel titolo avremo la certezza che nel 95.5% dei casi il nostro prezzo non verra’ mai raggiunto.

Metteteci che come detto la borsa tendenzialmente sale ed ecco che avrete un’ ottima ricetta per non sbagliare. Ecco perche’ Buffet vende opzioni put a diversi anni avanti. usa solo le probabilita’ a suo favore. Attenzione pero’ non ho detto che e’ infallibile.  Vedete bene che anche se avete il 95.5% di probabilita’ dalla vostra parte  c’e’ sempre un 4.5% di possibilita’ che il titolo sfori e vada a raggiungere il vostro prezzo strike nell’ arco di tempo di vita della vostra opzione. Mettiamo ora tutto insieme in un immagine: l’ andamento di un titolo e la nostra curva gaussiana della distribuzione delle probabilita’:

 

 

Market-Probabilities

Associando le oscillazioni di un titolo a quanto detto sulla distribuzione dei dati di una oppure  due deviazioni standard, dovreste aver colto il senso di come usare le probabilita’ a vostro favore.
Quindi riassumendo, come opero normalmente quando vendo opzioni put? Guardo il titolo o l’ indice che mi interessa e vedo a che prezzo si trova oggi. Vedo quale e’ la devizione standard di quel titolo a un mese o due ( normalmente i grafici dei broker piu’ comuni hanno questa funzione che calcola automaticamente una deviazione e ve la visualizza). Dopo di che’ scelgo il prezzo strike che e’ vicino a due deviazioni standard e vendo l’ opzione con scadenza a due mesi dalla data di vendita. Cosa ottengo? Che con altissima probabilita’ ( 95%) tra due mesi il mio titolo o indice non sara’ sceso al livello del mio prezzo strike e quindi mi terro’ il mio bel premio. Dopo di che, ripetere!

Per adesso mi fermo qui per non complicare queste definizioni. Tornero’ sull’ argomento con esempi pratici a breve.

Ricordate solo una cosa:  meglio guadaganere poco ma sempre, che cercare di guadagnare tanto raramente! Anche Buffett intende proprio questo quando dice che lui non cerca di saltare asticelle poste a due metri d’ altezza, ma salta sempre quelle poste a 20 cm!

Buona borsa a tutti!

 

 

 

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