TRACCIANDO IL DNA DI UN TITOLO

Il Dna di un titoloCirca un anno fa di questi tempi cominciavo il mio progetto di tenere traccia aperta dei miei investimenti e della strada verso il milione di dollari. Ancora piu’ importante era cominciata la caccia ad un cash flow crescente e sostenibile con l’ intento di rendermi finanziariamente indipendente. E’ stato un anno ricco di esperienze e di scoperte per lo piu’ felici. La pietra miliare su cui mi sono basato e’ stato pero’ uno studio che personalmente ho condotto nell’ arco dei due anni precedenti tra gli oceani delle diverse strategie e filosofie di investimento che costellano l’ universo della finanza. Ho scoperto mio malgrado che ci sono un infinita’ di variabili ed una immensita’ di angolazioni almeno quanti sono gli investiori. Terribile scoperta questa, che pero’ non mi ha demoralizzato. Anzi su questo fatto ho costruito proprio il mio modello cercando di girarla a mio vantaggio.

Dalla teoria del tutto, all’ unica interpretazione per tutto!

Quando si scopre che qualunque approccio agli investimenti si abbia scelto di utilizzare esclude automaticamente  un ‘ altro metodo caso mai piu’ redditizzio ti puo’ prendere il panico. Ti assale molto velocemente la sensazione che quello che stai facendo potrebbe essere sbagliato o per lo meno, risultare in meno profitti. Non importava come scegliessi di operare o quale metodo privilegiassi: appena arrivano le perdite io, come chiunque altro  mi chiedevo: e se stessi sbagliando tutto? E se questa volta non funzionasse? A questo si aggiunge che senti nelle news che altri realizzano performance da paura, e diventano ricchi mentre  tu no….Legittimo ed avvilente ma soprattutto causa di errori fatali.

Mi sono persuaso che nel mio lavoro di ricerca dovevo trovare in modo oggettivo un metodo che fosse imparziale e sostenibile sempre. Soprattutto pero’ doveva essere un metodo che mi desse risultati sul lungo termine migliori del mercato. Ho cercato l’ indicatore perfetto, il numero magico che qualora  pescato al momento giusto mi avrebbe fatto scegliere l’ azione corretta al mometo migliore. Tutto tempo sprecato, ne esistono tantissimi e tutti sono indicatori di una forza o di una qualita’ del tittolo sottostante che pero’ si rivela sempre parziale o limitata ad un angolazione specifica. Cercavo il modo di individuare azioni di qualita’ ma stavo mancando il punto. Un giorno ad una conferenza di una banca di investimenti mentre ero assorto nell’ ascoltare un uomo di finanza che aveva navigato quattro decenni di borsa mi colpirono alcune delle sue parole. Lui fece una domanda sola ma di un importanza per me  copernicana.  La domanda era:   cosa rende realmente un azione un soggetto degno di essere chiamato di alta qualita’? Le risposte del pubblico furono le piu’ disparate: solidita’, raporto utili prezzo basso, bassa volatilita’, forte crescita, alti dividendi, ottimo management, forte innovazione… Ci fu chi naturalmente fece un mix di diversi indici di qualita’. La sua risposta pero’ e’ stata lapilissiana e tanto chiara:

l’azione di qualita’ e’ quella che fa guadagnare denaro al suo investitore.

Niente di piu’ semplicemente e brillantemente vero. Fermi tutti: quindi non e’ cercando all’ interno dei rendiconti di un azienda che troviamo il valore vero. Non e’ nei mille grafici o indicatori che si nasconde la strada della ricchezza. Ho fatto unpasso indietro ho chiuso tutti i rendiconti.  Ho rifletuttuto a lungo. Ho preso quel seme e l’ ho trasformato in un’ equazione. Partendo dalla risposta di quell’ uomo mi sono chiesto: come posso creare una regola empirica che mi definisca un azione e la sua qualita’ e quindi il suo valore? Due sole parole sono state la mia risposta:  prezzo e dividendi. Questi sono gli unici due ingredienti che definiscono il valore che un titolo e’ in grado di generare nelle tue tasche. Non e’ il P/E o l’ EBITBA piuttosto che il P/B o il cash flow o una media mobile oppure un grfaico a candele. Niente di tutto questo ti fa arricchire. Quello che lo puo’ fare  sono solo due semplici cose: il prezzo, piu’ alto rispetto a quando hai comprato un titolo ed i dividendi che ti arrivano sul conto durante il tempo che possiedi la medesima azione. Non ho trovato altri parametri in due anni di ricerche che mi facessero luce migliore sul dove devo cercare il valore in un titolo azionario. Provateci pure, e scrivetemi. Se nel possedere un’ azione c’e qualcosa in piu’ che puo’ crearvi un valore aggiunto dovete dirmelo!

Dunque la formula e’ semplice: ho preso il prezzo di un azione qualunque di dieci anni fa ed il prezzo di oggi  ( tenendo conto dei vari split ) ed ho calcolato la rendita di quel titolo durante quell’ arco di tempo. A questo risultato ho poi aggiunto il totale dei dividendi pagati, ed ho sommatto il tutto. Ho  calcolato il ritorno annualizzato di quel titolo…e  tadam! Quello che ho ottenuto e’ la pura qualita’ di quell’ azione ( o valore)  senza giri di parole. Cosa conta per me quando investo ( e dovrebbe essere cosi per tutti ) e’ di quanto aumenta il mio capitale durante un arco di tempo. Questo e’ il solo indicatore che ci da un indice oggettivo basato sugli unici fatti concreti che impattano realmente e concretamente sulla nostra posizione di azionisti. Come, pero’,  questa tanto semplice scoperta poteva essermi di aiuto tre decine di migliaia di titoli nel mondo?

Ho ripetuto lo stesso algoritmo su tutte le 500 azioni dell S&P 500 ed  ho ottenuto un indice di “qualita” o forza per ciascuna azione. Ordinando questo elenco di numeri ho potuto vedere chi fossero quei nomi che sono stati capaci di creare maggior valore per chi li avesse possseduti nel tempo e soprattuto ho potuto evidenziare quali societa’ hanno invece distrutto capitale per i suoi azionisti. Solo il fatto di pescare da uno solo di questi due gruppi di titoli eliminando il secondo alza le probabilita’ di successo in maniera enorme.

E’ stato come se per anni avessi pensato che la terra fosse al centro dell’ universo e tutto ad un tratto avessi scoperto che era il sole il vero centro. Allo stesso modo avevo creduto che era tra le righe dei rendiconti di migliaiai di azioni che si nascondeva il valore dell’ azienda perfetta, quando in realta’ e’ nella mia posizione di investitore che devo determinare il valore relaitvo.

Va da se che il problema successivo e’ quello di saper mettere in relazione il prezzo di un titolo con il valore che attribuiamo a quell’ azione. Per aumentare il margine di sicurezza ho dovuto creare un equazione che mi desse anche in questo caso un indice analitico imparziale e che usasse lo stesso metro e la stessa bilancia per ogni azione. Pensateci un minuto se sapete definire una lista di azioni che dalla piu’ forte ( quindi di piu’ alto valore) fino alla piu’ scarsa, qual e’ la cosa piu’ importante che dovete cercare di fare? Comprare le azioni migliori quando il prezzo e’ ai livelli piu’ bassi! Come fate a saperlo quando tutte le azioni hanno prezzi che e valori che si muovono ed oscillano in continuazione?

Semplificare senza banalizzare.  Anche in questo caso mi e’ venuto in aiuto il rendere le cose il piu’ semplici possibili. Proiettando la curva di regressione di un titolo qualunque ( che include anche i dividendi) e seguendo la traiettoria dei 10 anni  precedenti posso calcolare a che distanza si trova il prezzo odierno in qualunque momento. Il risultato? Sapro’  istantaneamente se il prezzo di oggi e’ molto piu’ alto o piu’ basso di quello che normalmente quel titolo e’ stato capace di fare anno dopo anno.

Un esempio: se l’ azione di Apple negli ultimi 10 anni ha arricchito i suoi azionisti a ritmi del 40% ogni anno e negli ultimi 12 mesi ha gia consegnato un fantastico 80% ai suoi investitori, cosa posso aspettarmi oggi? Per la semplice teoria che tutto tende ad un equilibrio con molta probabilita’ ci troviamo di fronte ad una situazione di rischio, in cui con buona probabilita’  il prezzo ritraccera’ oppure rimarra’ fermo per diverso tempo fino a quando la curva di regressione avra’ raggiunto ancora il prezzo. Riflettete un secondo, nei dieci anni passati potete leggere le evoluzioni di un’ azienda nel bene e nel male, attraverso crisi finanziare ma anche lancio di nuove idee, innovazione e sviluppo. In altre parole la storia del prezzo ed i dividend sono il DNA di un titolo. Perche’ oggi dovrebbe essere diverso? In fondo sono sempre gli stessi esseri umani che comprano e vendono con gli stessi medesimi entusiasmi e paure, ed e’ sempre la stessa capacita’ di innovare degli uomini di Apple che si cela dietro a tutto. Certo ci sono sempre le situazione estreme di quelle aziende che cambiano il proprio corso drammaticamente nel bene o nel male…ma quelle sono le eccezioni che confermano la regola.

Potra’ forse sembrare pura filosofia questo approccio, ma per me e’ stata la migliore scoperta che ho fatto negli utlimi anni. Naturalmente l’ ho testata combinandola a diversi modelli che definissero tutti gli aspetti di una strategia d’ investimento e gestione del portafoglio e del rischio. Pubblico i risultati del backtesting fatto sugli utlimi 10 anni ( fino ad agosto 2014 ) . Il metodo piuttosto banale: comprando solo le prime dieci azioni al vertice della lista generata incrociando le migliori azioni al prezzo piu’ basso e ribilanciando il portafoglio una sola volta all’ anno,  i rusultati sono stati incredibili.

Metodo PVR

Un ritorno del 971% in 10 anni che annualizzato fa 25.5% per anno.

ritorni annui del metodo PVRPurtroppo nelle mie teorie e modelli non sono ancora riuscito ad eliminare le annate negative, ma credo comunque di aver creato un’ ottima base di partenza.  In fin dei conti tutto parte dall’ cercare quello che chiamo il DNA di un titolo e codificarlo. Chissa’ che in futuro non sia ingrado di combinare in modo perfetto nuovi studi ottenendo risultati ancora migliori. Per ora bisogna che mi accontenti e come sempre ci vuole solo molta pazienza e disciplina.

Buona giornata a tutti

 

 

 

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