SAPER CONNETTERE I PUNTI…

imprenditoriQuesto finale d’ anno sta riservando molte sorprese.  Non parlo di borsa oggi, ma mi riferisco a opportunità di fare business attraverso investimenti privati. Stranamente ci sono momenti nella vita in cui  ti capita che contemporaneamente e nascono tante opportunità. Sinceramente non credo alle coincidenze e alla casualità, ma ci sono momenti in cui mi sento come se attraessi nuove idee  o come se il mondo si accorgesse di me tutto in una volta. Non credo che questa sia la giusta prospettiva, non penso neanche che ci sia niente di mistico. Credo piuttosto che quando usciamo dalla nostra sfera personale ed ascoltiamo tutti e tutto intorno a noi prestando attenzione, allora si attiva  una parte del cervello che crea connessioni logiche. Credo che la  realtà dei fatti e’ che le opportunità sono sempre intorno a noi, ma quando apriamo le orecchie ed iniziamo ad ascoltare gli altri per davvero appaiono chiaramente. Cominciando a  fare domande sulle vite altrui, facendo discorsi che non riguardano noi stessi e sul quanto siamo bravi ( ammettiamolo, cerchiamo sempre di venderci un pochino…), succede allora qualcosa di incredibile.  E’ solo quando si ascolta veramente la persona che hai davanti e la si lascia parlare che si creano i link nel cervello. Alcuni link possono accendere, nella mente pronta, connessioni limpide tra domanda ed offerta che fino a dieci minuti prima non potevamo essere capaci di scorgere. Alcuni link possono farci fare connessioni con salti di tempo o geografici notevoli.  Un progetto accantonato può improvvisamente tornare molto attuale. Un problema altrui può svelare che senza accorgerti hai una soluzione proprio tu nella tua tasca. Come diceva Steve Jobs, ” …you must connect the dots!”.  Bisogna collegare i punti.

Sto uscendo da una dieci giorni, di cene, gala, incontri a cui non avevo neanche pensato di prendere parte. Mi sono un po’ spinto a malavoglia a fare network, anche se in verita’ pensavo di perdere del tempo. Invece e’ successo proprio il contrario. Sono nate tante nuove opportunità! Eccone una…

Tante idee e progetti rimangono spesso tali finche’ non ci spingiamo veramente a testarne la fattibilita’ sul campo.  Quasi un anno fa mi era venuta voglia di vendere scarpe classiche italiane su internet a prezzi buoni ma non alti, perché mi ero accorto che dove vivo attualmente i prezzi per quel tipo di prodotto sono altissimi per diverse ragioni.  La mia idea pero’ era molto lontana dal farlo attivamente gestendo ordini e magazzino, pensavo molto di più ad un qualcosa di praticamente automatico e a bassissimo rischio. Se avete letto il libro ” la settimana lavorativa di 4 ore” capirete di cosa sto parlando. Nell’ era di internet si tratta di essere capaci di connettere domanda ed offerta sfruttando i gap, o i vuoti nel sistema. Mi spiego meglio.

Prima ho trovato un artigiano in Italia  che sapesse svolgere egregiamente il suo lavoro a prezzi ragionevoli ed ho notato la scarsa attitudine e capacita’ di gestire vendite in più lingue su più piattaforme diverse rivolte a mercati nuovi. Il classico piccolo produttore che cerca ancora il grossista alle fiere, per intenderci. Una realtà’ che oggi soffre tanto e ha bisogno di lavoro. Niente di male per questo. Lui del resto e’ un produttore di scarpe e il suo modello di business originario e’ legato a vecchi schemi. Comunque fare scarpe  e’ quello che deve saper fare nel miglior modo possibile. Intanto così ho individuato il primo gap: la voglia di vendere di più, per mancanza di conoscenza di lingue e scarso uso di tecnologie.  Di contro pero’ e’ in grado di gestire orinativi unici. Ottimo! Poi mi sono reso conto che dove sono io quel tipo di prodotto vale agli occhi del pubblico decisamente un prezzo superiore di quello che costa produrre. Secondo nodo: la domanda. Ho individuato una richiesta di prodotto malservita. Così ho pensato: metto on line un mio sito di e commerce con quattro soldi di investimento, badando a non spendere più di un migliaio di euro,  rendo automatico il sistema di ordinativi facendoli arrivare ogni ordine direttamente al mio fornitore. Incasso prima io il pagamento via paypall. Il mio fornitore spedisce direttamente al cliente, lo pago a trenta giorni e il gioco e’ fatto! Quindi tutto il mio rischio sono solo  i soldi messi nel sito in cui ho investito. Niente magazzino, niente materiali, niente personale, niente ufficio, niente viaggi di rappresentanza.Un po di lavoro di marketing quello si.  Siccome non devo vivere di questa attività  e praticamente non ho costi fissi anche se vendo due paia di scarpe al mese per sbaglio, incasso comodamente 100/200 euro va benissimo, gli vado aggiungere ai dividendi, all’ affitto, ai risparmi.  Pero’ non essendo la vita una linea retta viene fuori che per motivi di bolle e spedizioni, il fornitore non può’ spedire direttamente al cliente finale per due ragioni: il primo, gli importi devono corrispondere e considerando il prezzo di vendita più alto di quello di produzione non va bene. Il secondo e’ che naturalmente il cliente finale alla fine trova il nome del produttore sulla bolla e la prossima volta ordina da lui direttamente. Come fare? Il mio modello era crollato in quanto non ho nessuna intenzione di cominciare a smistare ordini, ricevere scatole di scarpe, bolle, rispedire etc. Se poi i volumi crescono? Devo assumere personale, affittare un locale….per carita’!! Penserete, ma sei matto? Stai facendo business e ti lamenti? Sulla carta suona strano la realtà e’ che non vendi centinaia di paia al giorno quando cominci.

Si proprio cosi’. Io sto alla larga dai costi fissi. Io non mi complico la vita e vi spiego il perché. Cosa succede se dopo un piccolo boom iniziale che mi costringe a prendere personale ed un locale con esborsi che mi mangiano i margini, improvvisamente calano gli ordini? Mi trovo con un problema. I costi . A me non piacciono i problemi, i costi ed i rischi che non controllo.

Quindi  ho dovuto  mettere in frigo il progetto per un po’,  sempre ben  tenendo in mente pero’ gli stessi gap identificati precedentemente. A volte le risposte ad una domane ci mettono tempo a saltare fuori. Ma intanto ho identificato il problema e ho cercato una alternativa. Quasi un anno dopo in questi giorni mi e’ arrivata la soluzione su un piatto d’ argento. Incontrando ed ascoltando la gente intorno a me ad ogni occasione. Parlando con due conoscenti che hanno cominciato un attività di commercio on line di prodotti tipici Italiani ho visto la mia possibilità’ di chiudere il mio cerchio ad un rischio minimo.

Naturalmente siamo tutti diversi in termini di investimenti e questi due imprenditori al contrario di me hanno già investito in un ufficio/ magazzino che naturalmente devono pagare tutti i mesi. Almeno per un bel po’ hanno stimato di lavorare in perdita aspettando che i volumi aumentino. Eccomi servito il terzo gap di cui avevo bisogno: la logistica. Gli ho proposto che  finche’ riescono a farlo  posso far transitare i miei ordini di scarpe da loro magazzino pagandoli un tot all’ ordine basato su un prezzo al minuto per trattare l’ articolo. Ho stimato che in meno di 10 minuti un mio ordine può essere ricevuto, ri-imbustato e rispedito con la nuova bolla. Sia in uscita che in caso di ritorni. A loro non sembra vero, sfruttano da subito al meglio il loro investimento abbassando il rischio iniziale, io ho risolto in tre passaggi un commercio dove mi devo solo preoccupare di lanciare un sito ed infine  il fornitore in Italia non ha problemi di fatturazione e bolle ed in più aumenta il suo fatturato senza investimenti aggiuntivi.  Questa e’ una soluzione che si chiama  WIN WIN WIN dove tutti sono traggono vantaggio dalla sinergia.

Capite che quel che conta ai miei fini personali di aggiungere entrate passive questo modello sta in piedi senza che mi debba preoccupare. In fin dei conti se si vendono 10 paia al mese o zero non sto rischiando nulla. Posso continuare a dedicarmi al creare altre macchine da cash, senza che niente assorba il mio asset più prezioso:  il tempo. Questo modello e’ replicabile in molti settori e per molti prodotti. Potrei replicarlo in 5 lingue diverse e fare accordi simili con altri partner.

Se non avessi chiesto ed ascoltato i miei amici, se non avessi già avuto un idea di business in testa con un problema chiaro da risolvere, non avrei mai chiuso il cerchio. Ora che ho un modello di business chiaro,sulla carta fattibile,  che non presenta rischi o investimenti fuori dalla mia portata ( sempre del 1% o 2 % di rischio sul capitale totale ) rimane l’ ultimo passaggio chiave: l’ esecuzione.  Si tratta di cominciare a mettere insieme i pezzi del puzzle uno per uno avendo ben presente l’ immagine che si sta costruendo. Nel fare questo mi devo dare una data e delegare il lavoro per lo sviluppo del sito.

Come questo progetto, ne sto seguendo altri nuovi e molto diversi tra loro,  di cui racconterò volentieri nei prossimi post!

Intanto non scordatevi di collerare i punti!

Voi cosa ne pensate? Avete progetti che potrebbero utilizzare lo stesso schema?

 

 

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