PERCHE’ NON CROLLANO I MERCATI ( ANCORA )

mercati in equilibrioNon cerco mai di vedere nel futuro dove andranno i mercati. Non ho la sfera magica e sorrido sempre quando qualche guru se ne esce con previsioni nefaste sul dove finiranno i mercati nell’ imminente. Ne ho sentite di ogni negli ultimi anni.  Quello che pero’ sono solito fare e’ scovare, nel ripetersi della storia, delle precondizioni particolari che si ripetono. Siamo esseri umani del resto, no? E’ dalla notte dei tempi che e’ proprio la nostra psiche a dominare le nostre azioni tra paure ed entusiasmi, in un pendolo perfetto  di difficile interpretazione. Investo in borsa dal 2009. Che fortuna ho avuto, vero?  Rispetto ad uno che comincia oggi e’ facile dire che il tempismo e’ stato dalla mia parte. Forse si. Ma come al solito e’  sempre facile dirlo col senno di poi. Mentre ero io che venivo sballottato tra le paure e le grida di al lupo al lupo che si sono susseguite costantemente  in questi ultimi 6 anni cercando di  stare fermo sulle mie posizioni e convinzioni pensando tutto il tempo: “forse hanno tutti ragione a stare lontano dalla borsa, cosa voglio capirne io che sono solo un dilettante”… Eppure…

Non mi sbagliavo. Ero e sono sempre un principiante  che cerca solo di investire i suoi sudati risparmi come tutti nel modo migliore e piu’ profittevole possibile, camminando sulla corda tesa in bilico tra rischio e profitto, tra paura ed euforia. Cosa mi ha sostenuto lungo questa strada fino ad oggi come una lunga asta da equilibrista e’ stata la mia spropositata tendenza al razionalizzare tutto il piu’ possibili. A trasformare ogni informazione in codici, grafici e formule. La mia unica salvezza. Loro non pensano. Loro non hanno emozioni. Loro ti dicono la spietata realta’ dei fatti mentre sono  gli occhi e la mente di chi legge a travisare informazioni. Pochi indicatori ma solidi come la roccia.

Sappiamo tutti benissimo quanto sia difficile razionalizzare quello che e’ il valore di un azione. Ho speso molto tempo in ricerche e test per  costruirmi un modello che fosse il piu’ obbiettivo possibile e che avesse l’ incredibile capacita’ di mettere in ordine migliaia di azioni e mi facesse luce su quali fossero quelle sotto valutate e quelle che fossero sopravvalutate.  Per chi mi leggesse per la prima volta ho divulgato i principi della mia metodologia in diversi articoli.

Ora, pero’, se tutto fosse dipeso solo da una formula sarebbe stato fin troppo facile. Il mio problema e’ stato,  prima ancora di arrivare alla teoria della relativita’ del prezzo e del valore, il costruirmi un pavimento di certezze piu’ macroscopiche sul quando i mercati crollano oppure no.  Sorpresa! Oggi vi parlo di un nuovo mondo. Entriamo dunque nella tana del coniglio dell’ altra grande domanda ( dopo quella del valore che ha un azione veramente )  che assale la mente di ogni investitore.

Quando crollano i mercati? 

Pensateci un attimo, se lo si potesse davvero prevedere non sarebbe fantastico? Se aveste un metro o una campanella d’ allarme che vi dicesse che tutto sta per crollare e vi permetteste di togliervi in tempo credo che avreste un enorme vantaggio competitivo. Prima di calarci nei dettagli ribadisco un cosa importante. Quello che faccio e’ frutto di mie riflessioni personali e  di studi condotti, supportato da ricerche e test che conduco personalmente chiuso nel mio studio lontano anni luce da banche di investimento, consulenti o fondi. Sono indipendente e solo nel mio imparare e ricercare sempre una strada migliore per investire con risultati che possano fare la differenza.

Come detto, prima di arrivare a definire come valutare un’ azione, mi ha sempre affascinato una domanda ancora piu’ complessa. Avvicinandomi ai mercati le prime volte mi chiedevo sempre se ci fossero dei  denominatori comuni ad ogni crollo importante o se paradossalmente il contrario fosse indice di una crescita continuata fino al verificarsi di questi eventi particolari. Non nascondo che vista nella prospettiva di chi comincia da zero a digiuno di finanza e mercati era l’ equivalente di uno scalatore che approccia per la prima volta il K2. Impresa titanica. Infatti cosi’ e’ stato per mesi ed anni. Ho rovistato tra decine di indicatori e dati imbattendomi in mille difficolta’ non ultima quella di reperire dati storici  attendibili. Non mi sono arreso e con costanza ho cominciato ad isolare alcuni parametri che ho notato ripetersi nel tempo in determinati scenari. Tanti, troppi, diversi…Semplificare , semplificare, semplificare. Una mano enorme mi e’ poi arrivata durante una conferenza in cui il capitalista ed  investirore svedese Sven Hagstromer parlando del crash del 2008 mi illumino’ su alcuni indici che erano arrivati a livelli particolari. Incrociando poi quella scoperta con i miei dati raccolti, ho isolato 3 valori  che a mio avviso condizionano in modo determinante i mercati in ogni paese del mondo:

  • Il tasso d’ interesse della banca centrale,
  • Il tasso di disoccupazione
  • Il tasso d’ inflazione. 

Quello che mi sono proposto di fare a quel punto e’ stato rilevare se storicamente ci fosse stata una correlazione precisa tra i maggiori crash degli ultimi 25 anni e questi tre fattori. La risposta e’ stata chiarissima…ebbene si,  e con una cadenza molto precisa. Guardiamo alcuni grafici relativi agli ultimi 15 anni ( 1999- 2015) in cui si sono verificate le due maggiori crisi finanziarie degli ultimi 50 anni.

Tassi d' interesse della Federal Reserve

 

Potete notare da voi i due picchi nella curva dei tassi della Federal Reserve,  “casualmente” coincidono con il 2000 ed i 2007, anni in cui la borsa ha cominciato dei crolli  drammatici.

Tasso di Inflazione US

Il grafico dell’ inflazione puo’ apparire piu’ confuso ma con un denominatore comune: ogni qualvolta che avviene una correzione forte il tasso di inflazione si trova sempre oltre il 3.5% . Oggi paradossalmente l’ inflazione e’ agli stessi livelli del  2008/2009.

Tasso di disoccupazione US

 

In questo terzo grafico e’ estremamente limpida la curva della disoccupazione americana. Ogni qualvolta ci troviamo a livelli che rasentano il 4/ 4.5 % siamo in vicinanza di un crollo in borsa.

Quello che ho potuto notare io, sono dei livelli precisi che qualora sorpassati hanno sempre comportato che i mercati ritracciassero con forza entrando per mesi o anni in quello definito comunemente un mercato orso. Le mie sono constatazioni obbiettive e per tali non cerco di dare una spiegazione sulla logica del perche’. Detto sinceramente non mi interessa neanche piu’ di quel tanto. Mi interessa poter calcolare un punto di flessione e cercare di anticiparlo. Il mio obbietivo era di capire in quale grado ciascuno di questi indicatori impatta  sull’ indice principe della borsa americana l’ S&P 500, per cui ho proseguito adattando i valori alla curva dell’ index S&P 500 ai fini di evidenziare delle correlazioni.

Mettendo tutto in un unico grafico puo’ risultare un po’ caotico ma si possono intravedere dei nodi importanti:

incrocio valori con Index sp500

 

Eliminando la curva dell’ inflazione ( per quanto comunque importante e da tenere in conto) graficamente abbiamo un quadro un po’ piu’ chiaro:

Incrocio tassi d' interesse con disoccupazione

 

Siamo ancora lontani dalla tempesta perfetta.  Si puo’ notare con estrema chiarezza che ogni qualvolta il tasso di disoccupazione incrocia i tassi d’ interesse della banca centrale e l’ inflazione e’ sopra al 3.5% ci sono altissime probabilita’ di un cambio importante nella direzione del mercato. La cosa ancora piu’ importante che ho potuto rilevare lo stesso fenomeno in altri mercati che non fossero solo quello americano.

Dove ci troviamo quindi oggi? 

Sentiamo tutti i giorni molti media parlare di mercati che sono alti ed le azioni sopravvalutate. Di sicuro e’ vero,  i livelli classici di valutazione di un azione come il P/E sono storicamente abbastanza alti in quanto  sono intorno al valore 27 ( vedi il p/e Shiller ), ma chi vi dice che prima che il mercato imploda questo valore non continui fino ad oltre 40 come successo nel 2000? Caso mai tra due o tre anni siamo a quei livelli in piena bolla….

Quello che voglio dire e’ che io tengo d’ occhio 3 numeri a mio avviso molto importanti:

Inflazione  3-3.5%      Tassi interesse oltre 4-5%    Disoccupazione al 4-4.5%

Nessuno puo’ saperlo con certezza. Almeno pero’ ho definito dei paletti.  Del resto la mia e’ solo una delle tante teorie e non faccio previsioni per il domani. Comunque pero’  rimane un dato di fatto:  in un ambiente in cui i tassi di interesse sono vicini allo zero, l’ inflazione e’ intorno allo zero ed i profitti delle societa’ quotate non danno cenno di rallentare la crescita…Quale investimento credete che continuera’ ad essere il piu’ profittevole?

Vi lascio con un ultima considerazione. Guardate queste cifre solo per un momento: Screen Shot 2015-05-11 at 17.45.39Screen Shot 2015-05-11 at 17.39.30

 

Screen Shot 2015-05-11 at 17.39.50

 

Qualcuno si e’ accorto che’ e’ cambiato solo un valore tra il 2009 ed il 2015? Teoricamente siamo quasi nella stessa situazione finanziaria del 2009! Fino a quando non si muovono tutti e tre queste cifre  in maniera significativa, non ci saranno alternative migliori in circolazioni che investire nei mercati, anche se dovessero esserci correzioni  minori lungo la strada…. Voi cosa fareste?

A posteri l’ ardua sentenza !

A presto

 

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7 Comments
  1. Andrea
    • partitodazero
  2. Emanuele
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  3. Emanuele
  4. Alessandro
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