METODO

costruire ricchezzaPer costruire ricchezza ci vuole metodo. In questa sezione riassumo il modo in cui investo e le regole che in generale mi do quando opero in borsa. Per chi legge per la prima volta “partitodazero” non e’ facile mettere insieme tutto quanto raccontato ed avere un quadro chiaro. Un metodo e’ per me un insieme di punti cardine su cui baso i miei investimenti. Scendendo poi più nel dettaglio, spiego quale trading system utilizzo ( che non e’ altro che un set di regole specifico per il comprare e vendere di azioni ). Per chi mi segue da un po’ ha visto alcune evoluzioni negli ultimi mesi che hanno fatto si che potessi aumentare il mio cash flow senza aggiungere lavoro ne togliere tempo alla mia vita ma soltando testando ed imparando ad usare nuovi strumenti di reddito. La mia e’ una ricerca continua volta a trovare investimenti che generino flussi di cassa che a loro volta si vadano ad aggiungere sul conto per nuovi investimenti successivi. Per facilita’ di spiegazione ad ogni punto vi rimando all’ approfondimento relativo trattato precedentemente così chi ha un interesse in particolare in un area, può capire meglio.

Cominciamo dunque a definire alcuni punti base:

Gli investimenti non sono altro che attivi che producono guadagni che rinvestiti  crescono in modo esponenziale.

Io investo in borsa e con le azioni perché sul lungo termine e’ l’ investimento che storicamente ha dato i risultati migliori. Per un approfondimento potete leggere perché investo in borsa.
Gli investimenti in borsa sono per il lungo termine. Sono il fondo per la libertà finanziaria o pensione anticipata. Non sono soldi di cui ho bisogno mese per mese o per le vacanze o tra un anno. Uso i risparmi ( entrate meno uscite = risparmi mensili) sommati ad eventuali altre entrate come affitti, dividendi, guadagni extra, speculazioni, royalty o qualunque tipo di guadagno che costituisce un entrata extra di cui non ho bisogno per vivere e che posso accumulare per lunghi periodi. Alcuni post sul come fare ad avere capitale extra sono: un solo piccolo gesto , guadagnare con il sub affitto, i dividendi e la borsa,  ricavare un affitto dalle azioni .
Nel mio processo di scelta prediligo sempre la più alta probabilità di successo rispetto al più alto guadagno. Anche se questo può voler dire meno profitti.

I pilastri del come opero con le azioni ad oggi sono:

  1. set up
  2. entrata/uscita
  3. gestione del rischio
  4. leva finanziaria
  5. massimizzare con le opzioni

SET UP: quando impariamo a guidare una macchina ci sono una lista di cose che controlliamo attentamente prima di metterci in moto: aggiustiamo il sedile, lo specchietto, allacciamo la cintura, sbriniamo il vetro, accendiamo il motore e così via. Poi mentre guidiamo teniamo d’ occhio le varie spie della benzina, olio, guardiamo negli specchietti, regoliamo la temperatura, mettiamo le frecce, usiamo i freni, il freno a mano, il servo sterzo etc. Dopo un po’ ogni gesto diventa naturale e quasi scontato… non ci si pensa più. In borsa per me e’ lo stesso. Dopo un po’ che ho cominciato a comprare azioni sono entrato in una modalità in cui tutto avviene molto naturalmente, ma solo perché certe regole sono talmente radicate che neanche ci penso più…e’ come il respiro si fa e basta. E’ vitale.
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La regola di fondo e’ che voglio comprare azioni di qualità a basso prezzo

Scelgo azioni che negli ultimi 10 anni hanno creato valore con l’ aumento del prezzo delle loro azioni sommato alla distribuzioni dei dividendi.
Le organizzo in una lista dalla più forte ( che ha fatto crescere di più il capitale ) alla più debole ( cioè quella che ha fatto perdere più capitale )
Non prendo in considerazione azioni con meno di 10 anni di vita
Non prendo in considerazione quelle azioni che hanno distrutto capitale negli ultimi dieci anni
Cerco volentieri in questa lista le azioni che hanno pagato dividendi negli ultimi dieci anni consecutivi
Controllo che il pay out dei dividendi non sorpassi il 50, 60% degli utili.
Prediligo le azioni che hanno costantemente aumentato i dividendi di anno in anno in modo regolare. Preferisco le azioni che incrementano storicamente di un 8/10% o più.
Calcolo in modo empirico se il prezzo di ogni azione e’ superiore o inferiore alla linea di regressione del prezzo+dividendi degli ultimi dieci anni. In sostanza catalogo le azioni per vedere quali siano in sovrapprezzo e quali scontate rispetto alla media del trend storico.
Metto insieme le due liste e ne estraggo una terza lista che mi da la miglior azione in termini di crescita al miglior prezzo in termini di discount.
Prima di acquistare, parto sempre dalle prime top 10, 20 azioni e verifico anche che grado di debito a lungo termine hanno. Evito le azioni troppo indebitate.
Prediligo un rapporto prezzo dividendi che mi generi tra il 3.5%-5% annuo. Oltre il 3% dell’ inflazione.
Queste regole sono alla base della mia metodologia relatività prezzo valore (PVR). La maggioranza di questi filtri sono riuscito a trascriverli in alcuni algoritmi che ho fatto codificare in un programma excel ( da un ex programmatore di city bank). In questo modo automatico seleziono il mercato di interesse ( un settore, un index, una categoria), lancio il programma e ottengo un banchmark delle azioni di più alta qualità ( cioè che storicamente fanno guadagnare piu’ soldi agli azionisti) al prezzo più scontato ( cioè col valore più lontano dalla linea di regressione storica specifica). Un enorme risparmio di lavoro e soprattutto nessun tipo di considerazione soggettiva. Questo metodo mi porta automaticamente a mettere sotto i riflettori le azioni spesso meno popolari al momento, le azioni che hanno problemi, scandali, o in una fase bassa del proprio ciclo ma che tra alti e bassi sono state le più redditizie per gli azionisti. Se avete visto il film Money Ball capite che quel che conta per me e’ chi porta a casa il risultato, non cosa e’ di moda oggi!

Nelle regole di set up naturalmente c’e’ una visione di insieme di quale direzione il mercato si stia muovendo. Dopo che ho comprato non mi curo delle fluttuazioni mensili. Mi interessa solo il movimento di lungo termine. Siccome ragiono per la mia pensione anticipata che il mercato scenda del 10/20/30% in qualche mese, nella prospettiva di anni non mi da nessun fastidio. Conta invece moltissimo per le mie regole di entrata.

ENTRATA/ USCITA

Quando ho accumulato un po’ di capitale fresco ( generato dal cash flow mensile) cerco di non tenere troppa liquidità sul conto. Quando ho raggiunto il 5/10% di denaro non investito non mi sento sereno. Quel capitale non sta lavorando. Non sta producendo altro capitale. Mensilmente attraverso il mio modello genero una rosa di azioni che so di voler acquistare perché passano tutti i filtri precedenti. In generale mi muovo su due scenari:

entro sui ritracciamenti
entro con analisi tecnica a favore
entro sui mesi favorevoli

I ritracciamenti sono uno dei metodi di entrata che preferisco. Quando il mercato corregge del tra il 5 e il 10% si creano molte opportunità e spesso alcune delle azioni che ho sulla mia lista diventano ancora più a buon prezzo. Sono un po’ come i saldi. Ho già individuato il prodotto, so che lo userò per diversi anni a venire aspetto i saldi così ne compro di più. Ora la base probabilistica che mi fa acquistare con serenità su questi ritracciamenti o correzioni e’ come sempre una base statistica. Nel post rischio calcolato e probabilità metto in evidenza la frequenza dei ritracciamenti e come può’ essere usata a tuo favore.

Analisi tecnica: devo essere sincero che non mi curo tantissimo nel cercare di azzeccare il timing perfetto del movimento di un azione. E’ un po’ come se stessi cercando di correre i cento metri in dieci secondi, quando la mia gara e’ la maratona dei 100 km! Gli anni ed il tempo devono avere i pesi giusti. Comunque tengo un occhio e verifico che tre indicatori siano a mio favore: MACD 8,17, 9, EMA 20, e slow stochastic 14,5.

Mesi e ciclo annuale: ci sono mesi storicamente favorevoli agli investimenti e mesi meno positivi. Tengo un occhio dove siamo durante l’ anno: novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile, sono mesi che portano le azioni a salire gli altri mesi dell’ anno possono essere più volatili. Settembre o Ottobre, sono mesi in cui le borse possono scendere con facilita’ . Non e’ una regola ferrea ma preferisco comprare anche con questo tipo di vento a favore. Ancora una volta sono gli anni e la qualità di un’ azione a fare il profitto.

E’ il tempo non il timing a fare il lavoro grosso. Se pero’ sto operando con una leva alta, dove anche piccoli spostamenti incidono tanto allora il timing e l’ analisi tecnica diventano molto importanti. Io li uso solo per il conto dove opero sui certificati bull con una leva di 15 volte. Ma stiamo parlando dell’ 2% del mio capitale! Per il resto mi piace un vita più rilassata.

USCITA: io non utilizzo nessuno stop loss. Il motivo e’ subito spiegato: precedentemente ero entrato in balia di mille indicatori per come calcolare il livello giusto di stop loss. Ho applicato le regole migliori che potessi trovare in circolazione. Dalla volatilità all’ analisi di supporti e resistenze, piuttosto che trailing stop loss etc. Tutto funzionava a perfezione sulla carta ma in sostanza lo stile di gestione del portafoglio era diventato troppo attivo ed i costi delle commissioni cominciavano a farsi sentire. Mi sono chiesto cosa non funzionasse ed ho scoperto che non faceva per me. Per due motivi. Sempre mettendo in prospettiva di anni il mio modo di operare, mi sono reso conto che sono tantissime le azioni che mediamente crescono del 10% all’ anno. Questo lo fanno pero’ realizzando dei salti in su e giu’ pazzeschi ( in base alla volatilità) . Comunque,  pero’ molto spesso chiudono in positivo l’ anno. Quindi mi sono reso conto che se non faccio assolutamente niente per 12 mesi o 24 mesi alla fine ho una più alta probabilità di aver guadagnato che perso soldi. Con gli stop/loss ho perso troppi treni e pagato troppe commissioni inutili. Gli stop loss ancora una volta sono un ottimo strumento per chi e’ focalizzato nel breve termine: settimana, un mese massimo due. Per chi lascia gli investimenti maturare come un immobile ed intanto colleziona dividendi e premi sulle opzioni, di entrate ed uscire può farne tranquillamente a meno.

La mia modalità di uscita e’ più legata ad alcuni fattori come il deterioramento dei fondamentali di un azienda, sospensione dei dividendi, piuttosto che basato sul mio modello PVR. Nel solo ruotare le azioni ogni 12 mesi ho un ottima probabilità di aver fatto guadagno invece che perdita ( nel 75% delle volte!) . Il back test realizzato nel peggior decennio degli ultimi 50 anni ha dimostrato che solo tenendo per 12 mesi, da 10 a 20 delle azioni top della lista generata, e poi vendendole e ricomprando nuovamente quelle azioni sottovalutate avrei realizzato un 25% di ritorno medio all’ anno. Con questo sono inclusi anche anni negativi.

GESTIONE DEL RISCHIO:

la gestione del rischio va direttamente a braccetto con il NON uso di Stop Loss. Perché? E’ molto semplice. Un buon position sizing vi protegge di per se da un rischio di perdita di tutti gli asset. Questo e’ il segreto per non fallire mai. Se io divido il mio portafoglio in parti uguali, diciamo investendo la stessa quantità di soldi in 25 azioni avrò effettuato una ripartizione per cui ogni posizione mi pesa del 4% sul portafoglio totale. Se anche un investimento per assurdo dovesse perdere il 100% ( già di per se rarissimo) e l’ azione sparire dalla borsa per fallimento avrei perso solo il 4% dei miei asset. La probabilità che l’ evento in cui tutte e 25 le posizioni vadano a zero e’ insignificante. In un anno normale potrebbe succedere che il 70% del portafoglio sale e una parte scende di un po’. In un anno terribile da – 30% in borsa potrebbe succedere il contrario. Ma succede ogni 10/15 anni mediamente. Potete tranquillamente aspettare a bordo campo tutti questi anni ed invecchiare o beneficiare di altri tipi di guadagni ( come i dividendi ed i premi da opzioni ) e arricchirvi. Io personalmente posso sopportare una o due annate negative senza per questo dimenticare che in dieci/ vent’ anni posso fare guadagni ineguagliabili in nessun altra categoria di asset.

Diversifico per settore: un’ altra regola d’oro che uso e’ sempre quella di non eccedere mai il 15% – 20% del portafoglio con azioni facenti parti ad un solo settore. Anche sei il settore e’ estremamente allettante e sottovalutato mi devo trattenere. Piuttosto cerco sempre azioni valide in un settore che ho scoperto ( cioè dove sono poco investito) cercando sempre buoni affari. Un esempio e’ stato il petrolio, se fossi stato “sbilanciato” del 40, 50% nel settore questo avrebbe pesato molto di più sul mio portafoglio.

Diversificazione geografica/territoriale: tengo sempre presente che e’ meglio avere azioni in qualche mercato diverso in modo che se un index crolla forse l’ onda non si espande con la stessa forza. Un esempio fu nel 2007/2008, mentre l’ S&P500 colava a picco in Australia l’ economia si salvo’. Non si possono mai capire tutte le implicazioni di una crisi ma almeno possiamo proteggerci. Nella stessa voce aggiungo di tenere sempre un occhio che le azioni in portafoglio abbiano business ben distribuiti globalmente: un esempio e’ che se McDonald ha uno scandalo in Giappone per il pollo, questo rappresenterà solo un impatto minimo sugli utili generati dai restanti 190 paesi del mondo.

Vista la prima parte del metodo ( set up, entrata/uscita, rischio) nel corso del tempo ho imparato e continuo ad imparare come alimentare il fuoco accelerando l’ effetto dell’ interesse composto. Premetto che come detto in precedenza metto il rischio prima dei guadagni. Questo vuol dire che aumentare le rendite aumentando i rischi di perdere tanto o tutto non e’ una combinata vincente. La mia propensione e’ di aumentare gradualmente i ritorni tenendo sempre il rischio ai livelli di sicurezza. Ancora una volta non e’ lo sprint di un anno fortunato che fa vincere la corsa, ma il vincere ripetutamente una buona somma per molti anni.

Detto questo vado a parlare in sintesi degli aspetti legati a:

4. la leva finanziaria

5. l’ utilizzo delle covered call options

La leva finanziaria non e’ altro che un prestito che il tuo broker ti fa per permetterti di acquistare più azioni. Se hai a disposizione un capitale e vuoi comprare casa vai in banca con 50000 $ e la banca può acconsentire di accendere un muto per 200 o 250K $ a seconda della tua capacita’ di poter rimborsare il mutuo nel tempo. A garanzia dai la casa stessa. Con un broker e’ lo stesso: se hai un deposito di 50000 la casa di brokeraggio alla quale ti appoggi ti da credito 5/6 volte in più il capitale che hai. Varia naturalmente per ogni broker. A garanzia si tiene il diritto di liquidare le tue azioni qualora il tuo portafoglio perdesse troppo valore. Paghi un interesse abbastanza basso per ora ( io pago intorno all’1% ) e accedi ad un grosso capitale. Il problema sta nella famosa famosa margin call. Facciamo un esempio: metti 50000$ su un conto per trading, compri azioni per 250000$ con tutti i benefici positivi che ne puoi trarre ( maggiori dividendi, più alto capital gain quando c’e’, etc…). Finche’ tutto va bene e’ grasso che cola e si fanno dei bei soldi. Andiamo direttamente alla parte pericolosa: se il valore scende diciamo del 15% ( cosa che può succedere almeno una volta ogni 1.5 o 2 anni) l’ impatto diretto su i tuoi 50000 e’ 5 volte più forte ovvero 15% x5 ( leva) = 75% di perdita secca sul valore del tuo capitale investito. Tu puoi pensare ” finche’ non ho venduto non ho monetizzato la perdita”. E qui ti sbagli perché quando il tuo capitale e’ sceso virtualmente di così tanto, il tuo broker che vuole preservarsi il capitale che ti ha prestato, ti chiama e ti invita a coprire il prestito o ti vende le tue azioni. Così falliscono la maggioranza dei trader. Avendo un po’ di nozione di probabilità e statistica si può adottare la leva per aumentare i benefici ma controllando il rischio in modo semplice. Quello che ho studiato e rilevato lo potete leggere più in dettaglio in come uso la leva finanziaria. Se devo riassumere in una regola molto semplice e’ che in genere non arrivo mai oltre il 50% in più del mio capitale. Vuol dire che se ho 180000$ potrei arrivare a gestire investimenti per 270000$. Se il mercato crollasse domani mattina del 40% sarebbe una perdita virtuale ( non realizzata) del 60% sul mio capitale. Sarei ancora in piedi. Questo vorrebbe dire che avrei perso virtualmente 60% del mio capitale ma sarei ancora in gara perché non riceverei nessuna margin call dal mio broker fino a che il valore del mio capitale rimane sopra alla soglia del 25 %. Ora un 40 o 50% di crollo in borsa e’ possibile ma e’ di grande rarità. Un altra regola empirica e’ dosare la leva in funzione dei crolli e correzioni. Se il mercato e’ appena sceso di un buon 30% e non avete già un prestito allora e’ il momento di usare una leva anche del 50% perché la la probabilita’ che scenda di un altro 50% e’ pressoché tende a zero. Se il mercato non ha registrato nessun crollo maggiore del 5 o 10% recentemente ( come e’ di questi tempi) io mi tengo leggero con la leva e sto piuttosto a un livello di 20%, 25%, molto più gestibile in caso di sorprese. E’ facile farsi prendere la mano, ma e’ doveroso per me gestire questo rischio. Meglio avere guadagni un po’ più contenuti che essere spazzati via da un crollo del 15%. Se poi avete anche un buon cash flow tutti i mesi allora questo mantiene una liquidità tale da venire in soccorso in casi di emergenza e stabilizzare l’ evento di una correzione. Ma non può fare i miracoli se siete incoscientemente sovraesposti di 3 4 o 5 volte il vostro capitale.

Sfruttare le opzioni: l’ ultima parte della mia strategia include l’ uso di covered call options. Le opzioni coperte mi sono di grande aiuto nel bilanciare i movimenti del portafoglio nel caso di discesa e allo stesso tempo accelerando i guadagni quando sono in territorio positivo. Premetto che sono molto conservativo nell’ utilizzare le opzioni perché se non capite fino in fondo fanno molti danni.

Io opero in sostanza in questo modo: quando ho comprato delle azioni cerco di ricavare un premio ogni mese. Diciamo che ho 100 azioni di McDonalds che ho pagato 95$. Mi impegno con una covered call a vendere questa azione ad un prezzo di 97$ tra 30 giorni. Per questo impegno guadagno un premio diciamo di 1.5$ per azione ( e’ un esempio) . Un opzione e’ un contratto che equivale a 100 azioni, quindi il premio che intasco appena vendo questo contratto sono 150$. Questi vanno sul mio conto istantaneamente o il giorno dopo. Posseggo ancora le mie azioni di MCD che possono andare su o giu’ nelle settimane successive, ma intanto mi hanno fruttato un guadagno del 1.57%. A questo punto il tempo lavora a mio favore. Il prezzo dell’ opzione può salire, scendere o stare allo stesso livello. Se dopo 4 settimane il prezzo sarà uguale o sotto i 97$ non saro’ obbligato a vendere le mie azioni e perché il contratto decadrà senza valore ( nessuno vuol pagare di più un azione che può acquistare sul mercato normale ad un prezzo più basso). Quindi io avrò la possibilità di ripetere sulle 4 settimane successive la stessa operazione scegliendo di ” scrivere” ( cioè mettere in vendita) una nuova opzione di MCD. Se il prezzo invece e’ salito oltre i 97$ io posso scegliere di vendere le mie azioni a 97$ come da contratto, realizzando un bel 2.1% di profitto da capital gain che si va a sommare a 1.57% già intascato dal premio sull’ opzione per un succoso 3.67% in 4 settimane. Col cash ricavato posso investire in un altra nuova azione e riscrivere una nuova opzione. Posso anche scegliere di non vendere le mie azioni perché mi piace McDonalds e credo che continuerà a salire parecchio. Quindi al termine del contratto, il venerdi in scadenza andro’ a ricomprare l’ opzione che nel frattempo avra’ perso il suo valore “tempo”. Mi costerà qualcosa ma sempre meno del guadagno registrato dalla crescita del prezzo dell’ azione.

Ora, questo approccio per me e’ complementare alla mia strategia di lungo termine, quindi la mia intenzione primaria e’ non vendere le mie azioni ma far si che mi generino un dall’ 1.5% al 4% per mese . Se mediamente porto a casa il 2% fa un interesse del 26.8% annuo ( perché e’ composto mese dopo mese). Se a questo ci aggiungo un 3.5% di dividendi potrei puntare a un 30% annuo di crescita da cash flow. Questo metodo funziona indipendentemente che i mercati salgano o scendano. Se un anno il mio portafoglio dovesse registrare un crollo del 20% starei comunque in positivo del 10%. Se un anno il mio portafoglio crescesse del 20% sommato al 30% avrei raggiunto uno stratosferico 50% di crescita. Quindi per me se le opzioni sono usate saggiamente e quindi ribadisco COPERTE danno una notevole marcia in più al mio semplice investire in borsa. Sottolineo che queste risultati non richiedono di comprare e vendere ogni due giorni. Sto parlando di mantenere a lungo una posizione e sfruttare al meglio la situazione per generare guadagni.

Entrambe la leva e le opzioni hanno dei piccoli costi che pero’ sono quasi irrilevanti comparati all’ accelerazione che danno ai risultati.

Con questo concludo la panoramica generale sul mio metodo di investimento in borsa. Spero di aver aperto finestre su nuove possibilità legate all’ investire in azioni. Io ho scoperto, ragionato, provato e testato di mese in mese nuove strade. Non tutte mi hanno portato da qualche parte. Questo mix operativo basato su 5 pilastri e’ quello che si addice di più al mio carattere e che mi crea guadagno. La gestione in termini di tempo e’ molto bassa rispetto ai profitti. Più passera’ il tempo e più questa forchetta sarà larga. Fino a quel giorno, spero, in cui la parola “lavoro” sarà del tutto sparita dll’ equazione.

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28 Comments
  1. Andrea Rivillo
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