IL PETROLIO AFFONDA, E’ ORA DI TUFFARSI

Prezzi del petrolio affondanoFantastico! I saldi di Natale sono cominciati prima ancora che Natale sia arrivato!  Il prezzo del petrolio e’ in caduta libera ed ha già registrato un “volo” del 40% rispetto ai massimi relativi dell’ anno. Guardate per un attimo questo grafico del prezzo a 5 anni.

Prezzo del petrolioAdesso  guardate fuori dalla finestra. Riguardate il grafico. Chiedetevi dunque: e’ cambiato qualcosa e non mi sono accorto? E’ forse successo che alla mattina non sto più incastrato nel traffico per un ora e mezza? O forse, se avete viaggiato, avete notato che gli aeroporti sono deserti?  Oppure sugli scaffali ai supermercati non c’e’ più niente? Se la risposta e’ la stessa che mi sono dato io allora c’e’ qualcosa che non va. Il punto e’ che non e’ successo proprio un bel niente a livello di consumi. L’ economia del mondo procede stancamente a tassi tristi, ma procede oggi come due mesi fa.

Quindi il problema deve essere che qualcuno ha inondato i mercati di petrolio. Io non sono un economista ma secondo due calcoli veloci se la domanda diciamo che  e’ pressoché stabile ed il prezzo e’ crollato del 40% allora dovrebbe esserci stato un aumento di produzione del 40/50% da qualche parte. Questo pero’ non e’ neanche vero. Si certo, gli USA hanno iniziato ad produrre di piu’ il proprio petrolio per essere meno dipendenti dai paesi arabi, ma questo lo stavano già facendo da 2 anni a questa parte. Allora questo vuol dire solo due cose.  C’e’ un reazione esagerata, al limite del panico, non realmente giustificata. Oppure qualcuno sta manovrando il prezzo al ribasso per altri motivi. Quindi la domanda in questo caso e’ perché?

Un tracollo del genere sarebbe anche stato sensato come fase terminale di una bolla energetica, ma guardando il grafico degli ultimi cinque anni non vedo traccia di un corsa folle del petrolio come quella del 2006/2007. Qui abbiamo un andamento assolutamente normale e poi qualcuno ha staccato la spina. Non c’e’ stato neanche un cambio drammatico negli scenari più ecologici più’ auspicabili. Quindi?

Ho una certa versione dei fatti. Non c’ entra la domanda, non c’ entra, l’ offerta, non c’ entra l’ OPEC, non c’entra l’ ecologia.  Il motivo si chiama Russia. Non intesa come preoccupazione, ma piuttosto come PUNIZIONE. Come ben sapete le tensioni geopolitiche sono andate crescendo negli ultimi 3 anni tra America e Russia. Prima la spia americana che e’ stata aiutata da Mosca a sparire, poi La Siria e l’intervento Russo falso/diplomatico  proprio quando gli USA stavano inviando le truppe sulla scia della prova delle armi chimiche. Si sono messi in mezzo e hanno “distrutto” loro  le armi chimiche da veri paladini della pace. Poi e’ arrivata la Crimea ed infine ( speriamo) l’ Ucraina. Dopo le sanzioni blande e l’ arginamento degli atteggiamenti espansivisti di Mosca, sono arrivate le vere e piu’ potenti armi di dissuasione americane. Il braccio finanziario US e’ molto più’ invisibile e forte di qualunque azione bellica. Scusatemi un attimo: ma se avete una nazione che va punita e questa nazione e’ la Russia. Sapendo che un’ azione militare e’ impossibile ed improbabile perché non voluta da nessuno. Se questo Paese ha un economia basata sul petrolio e gas per il 90%. Non potendo bombardargli le pompe in Siberia allora cosa si fa? Si fa in modo che quello che esce dai rubinetti  valga il 40% in meno o peggio e come risultato hai un paese in ginocchio che metterà  in dubbio la qualità del suo leader. E’ solo una questione di tempo ma quando non c’e’ più aria nei polmoni prima o poi qualcuno deve tornare a galla. Scusatemi so ho solo la sensazione  che i polmoni americani siano decisamente più resistenti di quelli russi, se non altro perché ad oggi e’ una delle poche economie in crescita, tecnicamente fuori dalla crisi e con un’ economia di gran lunga più bilanciata.  Non faccio mai previsioni sui mercati, ma posso scommettere che politicamente nei prossimi mesi vedremo Putin seduto ai tavoli di negoziazione per parlare ancora con i suoi “amici” ucraini. E come per magia il petrolio comincerà a risalire.

E’ in questo genere di situazioni che io mi muovo. Quando tutto ha prezzi alti e si apre un crepaccio del genere io mi calo dentro a caccia di buone aziende che pagano dividendi al momento svendute. Certo potrei guardare alle compagnie aeree o di trasporto, ma qui i prezzi sono già partiti verso nord da un po’. Per i miei orizzonti preferisco azioni che nessuno vuole.

Ne ho quattro in particolare sulla mia lista di dicembre. Sono nel settore petrolifero dove tra l’altro sono abbastanza esposto per circa un 15% del mio portafoglio.

Di seguito le schermate dei grafici ricavati dal mio modello PRV che mette in luce a che livello si trova oggi  il prezzo in relazione al  TSV (total shareholders value) ovvero la crescita annualizzata + i dividendi degli ultimi 10 anni. Quando il prezzo e’ abbondantemente sotto la linea rossa per me e’ un occasione e vuol dire che il titolo e’ sotto la sua naturale curva di regressione storica e che potrebbe, quindi, tendere a tornare ai livelli storici in un arco di tempo ragionevole in un anno o due.

XOM

 

Avere una prospettiva di lungo termine aiuta a scollarsi di dosso le fluttuazioni e gli sbalzi del corto periodo. Il rumore di fondo. La  prima azione e’ Exxon Mobile (xom) colosso mondiale, campione di dividendi (ad oggi 2.92% ) con  parecchi anni di aumenti ripetuti alle spalle. Non e’ ancora ad un prezzo scontato ma del resto le buone azioni non lo so molto spesso!

CVX

Chevron (CVX) presenta la stessa qualità di Exxon Mobile ed ottimi dividendi ad oggi intorno al 4%. E’ leggermente scontata nonostante il crollo dei prezzi del petrolio del 40%. Questo e’ segno che i suoi azionisti non la vendono tanto facilmente neanche in queste situazioni. Buon segno!

APA

Apache Corporation e’ molto più  volatile delle due precedenti azioni, ma presenta ad oggi un prezzo molto più scontato rispetto al suo storico. Dividendi a 1.4% ( … purtroppo bassi) Quello che e’ interessante e’ che nel breve potrebbe avere rimbalzi molto forti e raddoppiare di valore non appena le acque si saranno calmate ed il prezzo del petrolio stabilizzato.  Apache, e’ già parte del mio portafoglio.

OXY

 

Occidental Petroleum e’ anche un titolo gia’ parte del mio portafoglio che presenta un ottimo mix di dividendi al 3.32%, buona crescita storica e un prezzo molto scontato.

Appena l’ effetto dei prezzi bassi del petrolio  impatterà positivamente sull’ economia reale ci sarà un inversione di tendenza ed i prezzi bassi di oggi non si rivedranno per diversi anni.

E voi cosa avete in vista? Che titoli ritenete delle opportunita’ oggi?

 

(Visited 308 times, 1 visits today)

No Responses

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *