IL METODO, prima parte

regole per investire in borsaVi parlo di metodo. Piu’  precisamente del modo in cui investo e delle regole che in generale mi do quando opero in borsa.   Per chi legge per la prima volta “partitodazero”  non e’  facile mettere insieme tutto quanto raccontato ed avere un quadro chiaro. Un metodo e’ per me un insieme di punti cardine su cui baso i miei investimenti. Scendendo poi  più nel dettaglio,  spiego  che trading system utilizzo ( che non e’ altro che un  set di regole specifico per il comprare e vendere di azioni ). Per chi mi segue da un po’ ha visto alcune evoluzioni negli ultimi mesi che hanno fatto si che potessi aumentare il mio cash flow senza aggiungere lavoro ne togliere tempo alla mia vita ma soltando testando ed imparando ad usare nuovi strumenti di reddito.  La mia e’ una ricerca continua volta a trovare investimenti che generino flussi di cassa che a loro volta si vadano  ad aggiungere  sul conto per nuovi investimenti successivi. Per facilita’ di spiegazione ad ogni punto vi rimando all’ approfondimento relativo trattato precedentemente così chi ha un interesse in particolare in un area, può capire meglio.

Cominciamo dunque a definire alcuni punti base:

Gli investimenti non sono altro che  attivi che producono guadagni che gestiti bene diventano crescenti in modo esponenziale.

  1. io investo in borsa e con le azioni perché sul lungo termine e’ l’ investimento che storicamente ha dato i risultati migliori. Per un approfondimento potete leggere perché investo in borsa
  2. gli investimenti in borsa sono per il lungo termine. Sono il fondo per la libertà finanziaria o pensione anticipata.  Non sono soldi di cui ho bisogno mese per mese o per le vacanze o tra un anno. Uso i risparmi ( entrate meno uscite = risparmi mensili) sommati ad eventuali altre entrate come affitti, dividendi, guadagni extra, speculazioni, royalty o qualunque tipo di guadagno che costituisce un entrata extra di cui non ho bisogno per vivere e che posso accumulare.   Alcuni post sul come fare ad avere capitale extra sono: un solo piccolo gesto , guadagnare con il sub affitto, i dividendi e la borsa,  ricavare un affitto dalle azioni .
  3. Nel mio processo di scelta prediligo sempre la più alta probabilità di successo rispetto al più alto guadagno. Anche se questo può voler dire meno profitti.

I  pilastri del come opero con le azioni ad oggi sono:

  1. set up
  2. entrata/uscita
  3. gestione del rischio
  4. leva finanziaria
  5. massimizzare con le opzioni 

 SET UP: quando impariamo a guidare una macchina ci sono una lista di cose che controlliamo attentamente prima di metterci in moto: aggiustiamo il sedile, lo specchietto, allacciamo la cintura, sbriniamo il vetro, accendiamo il motore e così via. Poi mentre guidiamo teniamo d’ occhio le varie  spie della benzina, olio, guardiamo negli specchietti, regoliamo la temperatura, mettiamo le frecce, usiamo i freni, il freno a mano, il servo sterzo etc.  Dopo un po’ ogni gesto diventa naturale e quasi scontato… non ci si pensa più.  In borsa per me e’ lo stesso. Dopo un po’ che ho cominciato a comprare azioni sono entrato in una modalità in cui tutto avviene molto naturalmente, ma solo perché certe regole sono talmente radicate che neanche ci penso più…e’ come il respiro si fa e basta. E’ vitale.

La regola di fondo e’ che voglio comprare azioni di qualità a basso prezzo

  • Scelgo azioni che negli ultimi 10 anni hanno creato valore con l’ aumento del prezzo delle loro azioni sommato alla distribuzioni dei dividendi.
  • Le organizzo in una  lista dalla più  forte  ( che ha fatto crescere di più  il capitale ) alla più debole ( cioè quella che ha fatto perdere più capitale )
  • Non prendo in considerazione azioni con meno di 10 anni di vita
  • Non prendo in considerazione quelle azioni che hanno distrutto capitale negli ultimi dieci anni
  • Cerco volentieri in questa lista le azioni che hanno pagato dividendi negli ultimi dieci anni consecutivi
  • Controllo che il pay out dei dividendi non sorpassi il 50, 60% degli utili.
  • Prediligo le azioni che hanno costantemente aumentato i dividendi di anno in anno in modo regolare. Preferisco le azioni che incrementano storicamente di un 8/10% o più.
  • Calcolo in modo empirico se il prezzo di ogni azione e’ superiore o inferiore alla linea di regressione del prezzo+dividendi degli ultimi dieci anni. In sostanza catalogo le azioni per vedere quali siano in sovrapprezzo e quali scontate rispetto alla media del trend storico.
  • Metto insieme le due liste e ne estraggo una terza  lista che mi da la miglior azione in termini di crescita al miglior prezzo in termini di discount.
  • Prima di acquistare, parto sempre dalle prime top 10, 20 azioni e verifico anche che grado di debito a lungo termine hanno. Evito le azioni troppo indebitate.
  • prediligo un rapporto prezzo dividendi che mi generi tra il 3.5%-5% annuo. Oltre il 3% dell’ inflazione.

Queste regole sono alla base della mia metodologia relatività prezzo valore (PVR). La maggioranza di questi filtri sono riuscito a trascriverli in alcuni algoritmi che ho fatto codificare in un programma excel ( da un ex programmatore di city bank). In questo modo  automatico seleziono il mercato di interesse ( un settore, un index, una categoria), lancio il programma e ottengo un banchmark delle azioni di più alta qualità ( cioè che storicamente fanno guadagnare piu’ soldi agli azionisti) al prezzo più scontato ( cioè col valore più lontano dalla linea di regressione storica specifica). Un enorme risparmio di lavoro e soprattutto nessun tipo di considerazione soggettiva.  Questo metodo mi porta automaticamente a mettere sotto i riflettori le azioni spesso meno popolari al momento, le azioni che hanno problemi, scandali, o in una fase bassa del proprio ciclo ma che tra alti e bassi sono state le più’ redditizie per gli azionisti. Se avete visto il film Money Ball capite che quel che conta per me e’ chi porta a casa il risultato.

Nelle regole di set up naturalmente c’e’ una visione di insieme di quale direzione il mercato si stia muovendo. Dopo che ho comprato non mi curo delle fluttuazioni mensili. Mi interessa solo il movimento di lungo termine. Siccome ragiono per la mia pensione anticipata che il mercato  scenda del 10/20/30% in qualche mese, nella prospettiva di anni non mi da nessun fastidio. Conta invece moltissimo per le  mie regole di entrata.

ENTRATA/ USCITA

Quando ho accumulato un po’ di capitale fresco ( generato dal cash flow mensile) cerco di non tenere troppa liquidità sul conto. Quando ho raggiunto il 5/10% di denaro non investito non mi sento sereno. Quel capitale non sta lavorando. Non sta producendo altro capitale. Mensilmente attraverso il mio modello genero una rosa di azioni che so di voler acquistare perché passano tutti i filtri precedenti. In generale mi muovo su due scenari:

  • entro sui ritracciamenti 
  • entro col sulla’ analisi tecnica a favore
  • entro sui mesi favorevoli

I ritracciamenti sono uno dei metodi di entrata che preferisco. Quando il mercato corregge del tra il 5 e il 10% si creano molte opportunità e spesso alcune delle azioni che ho sulla mia lista diventano ancora più a buon prezzo. Sono un po’ come i saldi. Ho già individuato il prodotto, so che lo userò per diversi anni a venire aspetto i saldi così ne compro di più. Ora la base probabilistica che mi fa acquistare con serenità su questi ritracciamenti o correzioni e’ come sempre una base statistica. Nel post rischio calcolato e probabilità metto in evidenza la frequenza dei ritracciamenti e come può’ essere usata a tuo favore.

Analisi tecnica: devo essere sincero che non mi curo tantissimo nel cercare di azzeccare il timing perfetto del movimento di un azione. E’ un po’ come se stessi cercando di correre i cento metri in dieci secondi, quando la mia gara e’ la maratona dei 100 km! Gli anni e il tempo devono avere i pesi giusti. Comunque tengo un occhio e verifico che tre indicatori siano  a mio favore: MACD 8,17, 9, EMA 20, e slow stochastic 14,5.

Mesi e ciclo annuale: ci sono mesi storicamente favorevoli agli investimenti e mesi meno positivi. Tengo un occhio dove siamo durante l’ anno: novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile, sono mesi che portano le azioni a salire gli altri mesi dell’ anno possono essere più’ volatili. Settembre o Ottobre, sono mesi in cui le borse possono scendere con facilita’ . Non e’ una regola ferrea ma preferisco comprare anche con questo tipo di vento a favore. Ancora una volta sono gli anni e la qualità di un’ azione a fare il profitto.

E’ il tempo non il timing a fare il lavoro grosso. Se pero’ sto operando  con una leva alta, dove anche piccoli spostamenti incidono tanto allora il timing e l’ analisi tecnica diventano molto importanti. Io li  uso solo per il conto dove opero sui certificati bull a leva 15 volte. Ma stiamo parlando dell’ 2% del mio capitale! Per il resto mi piace un vita più rilassata.

USCITA:  io non utilizzo nessuno stop loss. Il motivo e’ subito spiegato: precedentemente ero entrato in balia di mille indicatori per come calcolare il livello giusto di stop loss. Ho applicato le regole migliori che potessi trovare in circolazione. Dalla volatilità all’ analisi di supporti e resistenze, piuttosto che trailing stop loss etc. Tutto funzionava a perfezione sulla carta ma in sostanza lo stile di gestione del portafoglio era diventato troppo attivo ed i costi delle commissioni cominciavano a farsi sentire. Mi sono chiesto cosa non funzionasse ed ho scoperto che non faceva per me. Per due motivi. Sempre mettendo in prospettiva di anni il mio modo di operare,  mi sono reso conto che sono tantissime le azioni che mediamente crescono del 10% all’ anno. Questo lo fanno pero’ realizzando dei salti in su e giu’ pazzeschi ( in base alla volatilità) . Poi pero’ molto spesso chiudono in positivo l’ anno. Quindi mi sono reso conto che se non faccio assolutamente niente per 12 mesi o 24 mesi alla fine ho più’ alte probabilità di aver guadagnato che perso soldi. Con gli stop/loss ho perso troppi treni e pagato troppe commissioni inutili. Gli stop loss ancora una volta sono un ottimo strumento per chi e’ focalizzato nel breve termine: settimana, un mese massimo due. Per chi lascia gli investimenti maturare come un immobile ed intanto colleziona dividendi e premi sulle opzioni,  di entrate ed uscire può’ farne tranquillamente a meno.

La mia modalità di uscita e’ più legata ad alcuni fattori come il deterioramento dei fondamentali di un azienda, sospensione dei dividendi, piuttosto che basato sul mio modello PVR. Nel solo ruotare le azioni ogni 12 mesi ho un ottima probabilità di aver fatto guadagno  invece che perdita ( nel 75% delle volte!) . Il back test realizzato nel peggior decennio degli ultimi 50 anni ha dimostrato che solo tenendo per 12 mesi, da 10 a 20 delle  azioni top della lista generata,   e poi vendendole e ricomprando nuovamente quelle sottovalutate avrei realizzato un 25% di ritorno medio all’ anno. Con questo sono inclusi anche anni negativi.

GESTIONE DEL RISCHIO: 

la gestione del rischio va direttamente a braccetto con il NON uso di Stop Loss. Perché? e’ molto semplice. Un buon position sizing vi protegge di per se da un rischio di perdita di tutti gli aste. Questo e’ il segreto per non fallire mai. Se io divido il mio portafoglio in parti uguali, diciamo investendo la stessa quantità di soldi in 25 azioni avrò effettuato una ripartizione per cui ogni posizione mi pesa del 4% sul portafoglio totale.  Se anche un investimento dovesse,  per assurdo dovesse perdere il 100% ( già di per se rarissimo)  e l’ azione sparire dalla borsa per fallimento avrei perso solo il 4% dei miei asset. La probabilità che l’ evento in cui  tutte e 25 le posizioni vadano a zero e’ insignificante. In un anno normale  potrebbe succedere che il 70% del portafoglio sale e una parte scende di un po’. In un anno terribile da – 30% in borsa potrebbe succedere il contrario. Ma succede ogni 10/15 anni mediamente. Potete tranquillamente aspettare a bordo campo tutti questi anni ed invecchiare o beneficiare di altri tipi di guadagni ( come i dividendi ed i premi da opzioni ) e arricchirvi.  Io personalmente posso sopportare una o due annate negative senza perquisito dimenticare che in dieci/ vent’ anni posso fare guadagni ineguagliabili in nessun altra categoria di asset.

Diversifico per settore: un’ altra regola d’oro che uso e’ sempre quella di non eccedere mai  il 15%  – 20% del portafoglio con azioni facenti parti ad un solo settore. Anche sei il settore e’ estremamente allettante e sottovalutato mi devo trattenere.  Piuttosto cerco sempre azioni valide in un settore che ho scoperto ( cioè dove sono poco investito) cercando sempre buoni affari. Un esempio e’ stato il petrolio, se fossi stato “sbilanciato” del 40, 50% nel settore questo avrebbe pesato molto di più’ sul mio portafoglio.

Diversificazione geografica/territoriale: tengo sempre presente che e’ meglio avere azioni in qualche mercato diverso in modo che se un index crolla forse l’ onda non si espande con la stessa forza. Un esempio fu nel 2007/2008, mentre l’ S&P500 colava a picco in Australia l’ economia si salvo’. Non si possono mai capire tutte le implicazioni di una crisi ma almeno possiamo proteggerci. Nella stessa voce aggiungo di tenere sempre un occhio che le azioni in portafoglio abbiano business ben distribuiti globalmente: un esempio e’ che se McDonald ha uno scandalo in Giappone per il pollo, questo rappresenterà solo un impatto minimale sugli utili generati da 190 paesi del mondo.

Finisco qui la prima parte sul metodo. Come potete vedere c’e’ più buon senso che regole magiche o segreti. Quelle non esistono. Io sopravvivo e prospero perché non certo di fare il colpo grosso rischiando tutto. Mi concentro nel fare tanti colpi per sempre!

Segue a breve la seconda parte!

E voi cosa ne pensate? Quale approccio avete? Come  i vostri orizzonti temporali,  influenzano la gestione del rischio?

A presto

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2 Comments
  1. Emanuele
    • partitodazero

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