DOVE STA IL VALORE NEL VALORE?

Pensiero dissociatoPassatemi il gioco di parole. Inquadrare il valore. Questa e’ una domanda di quelle finanziariamente profonde. In borsa e negli investimenti di qualunque natura la risposta e’ di cruciale importanza. La risposta può  fare la differenza tra successo e fallimento e la ricerca della risposta  e’ stata  ragione di tonnellate di ricerche e studi fatti negli ultimi 100 anni che  purtroppo hanno reso complesso l’ argomento!  E’ motivo di interpretazioni dalle mille sfaccettature ed angolazioni diverse almeno quanto sono diversi gli investitori. Per chi si avvicina agli investimenti e alla borsa come ho fatto io qualche anno fa non e’  impresa da poco valutare un azienda.  Ecco che decine di cifre, sigle, ratio e variabili entrano in gioco in un vortice di teorie. Ognuna e’ valida ed ognuna ha trovato le sue conferme e motivi di successo. Spesso, ma non sempre. La cosa interessante e’ che pero’ non esiste una una teoria perfetta ed una chiave unica di lettura. Ci rompiamo la testa chiedendoci sempre se qualunque cosa in cui stiamo investendo la si stia pagando tanto o poco.  Tutto dipende dal valore.

Si, ma allora come faccio a sapere quale e’ il valore giusto? Perche’ cerchiamo il valore? Cosa fa in fin dei conti il valore per noi? Dove si nasconde?

Caliamoci dunque nella materia. Secondo la definizione più classica e chiara che Buffett ha coniato una volta per tutte:

“il prezzo e’ cio’ che si paga, ed il valore e’ cio’ che si riceve in cambio”

Niente di più inutile vero? Presa cosi’ come definizione non mi cambia tanto la vita quando sono davanti ad un immobile che voglio comprare o alla schermata del mio broker pronto per fare un investimento. Rimane ancora molto mistero e nessun parametro concreto di guida che mi dica se sto pagando poco o tanto e ne tantomeno ho capito di più quale e’ il valore.

Quando lavoravo nel settore del real estate durante le commissioni di investimento  chiedevo ai miei colleghi quale fosse il prezzo giusto o di mercato al metro quadro che avremmo dovuto pagare per fare un investimento corretto e non sopravvalutare un immobile.  Mi sono sentito dire più di una volta che il prezzo lo faceva la domanda cioè se c’era chi era disposto a pagare di più il prezzo sarebbe andato su e quindi anche noi dovevamo adeguarci. Anche in questa situazione la risposta era di poco aiuto. Nessun appiglio empirico. Un giorno,  incontrai un uomo che assieme al suo socio aveva costruito negli anni un bell’ impero tra immobili commerciali, condomini, e capannoni. Un poco per volta durante quasi 30 anni. Il suo successo mi colpi’ ancor di più in combinazione al suo stile rilassato e sicuro.  Entrammo in confidenza e dopo alcuni mesi durante un pranzo di lavoro ebbi il coraggio di chiedergli quale era il suo segreto nel aver costruito il suo successo con gli immobili e come facesse a valutare quando faceva su investimento se stava pagando poco, il giusto o troppo.

La sua risposta sposto’ in un secondo la mia attenzione, dalla giungla di valutazioni che ero solito fare. Ovvero la qualità dell’ immobile, l’ anno di costruzione, la posizione, i tassi bancari, i prezzi pagati dal vicinato, i materiali usati,  le statistiche, i piani regolatori e quant’ altro ero solito guardare ed analizzare.

Per lui era molto semplice: il valore stava sempre nella sua aspettativa di guadagno. 

In che termini? Mi fece chiaro che  per lui il valore stava nel  cash che con buona certezza sarebbe riuscito ad estrapolare dall’ immobile rivendendolo o dal suo affitto. Poteva essere un garage o poteva essere un grattacielo, il principio non cambiava. Il valore non era nelle mura fisiche di cil’ che acquistava ma nel guadagno che poteva portare a casa tramite un prezzo più alto e gli affitti.  Questa erano le sole due cose che creavano un valore reale nell sue tasche!  Lui sapeva che voleva un ritorno diretto tutti i mesi e  che doveva essere almeno  del 6% annuo sul capitale investito. Non comprava niente che fosse sotto questo parametro, non comprava niente che non sapeva di aver già affittato o che avrebbe potuto vendere ad un prezzo più alto. Se l’ investimento non rendeva questa cifra vuol dire che il prezzo dell’ immobile era troppo alto per lui. Se non vedeva un flusso di affitti voleva dire che l’ immobile non era abbastanza di qualità per attrarre inquilini. A lui non importava se gli altri erano disposti a pagare molto di più e se il ritorno generato dagli affitti fosse al 3%. Sapeva che se non generava il valore che lui aveva calcolato allora stava correndo dei rischi o stava perdendo affari migliori.  Se un immobile aveva uno storico di alcuni anni con chiari costi di gestione, affitti regolari, in una zona stabile lui sapeva valutare oggi cosa l’ investimento gli avrebbe reso con molta certezza durante dieci anni. Il valore non e’ quindi in decine di dati all’ interno dei muri o nei rendiconti ma bensì al di fuori, nei profitti che possono essere generati.

Il flusso di ritorni futuri era quindi la chiave del valore che pago oggi. Così mi sono chiesto se potevo traslare la sua formula anche sui mercati finanziari con la stessa precisione matematica.

Da quel momento  ho lasciato perdere tutti i ratio, i P/E, EBITDA, P/B, P/S e tutto il resto e mi sono fatto  solo una domanda: cosa crea valore veramente nelle mie tasche quando investo in azioni?

La risposta e’ sempre stata li sotto al mio naso: I dividendi che ricevo e l’ apprezzamento del titolo. Basta. Niente di più. Il valore di un azione  sta nella sua capacita’ di far arricchire il suo azionista. Tutto il resto e le teorie più complesse del mondo, i fatturato futuri, i margini, o le nuove acquisizioni, o il nuovo amministratore delegato,  piuttosto che gli utili o un qualche altro ratio complesso….per me non contano più ai fini del VALORE. Rimangono argomenti da monitorare e seguire. Ma niente di più ai fini della mia valutazione.

Quello che devo conoscere sono due soli valori che sommerò in uno unico.  Due domande quindi:

  1. Quanti dividendi paga all’ anno il titolo?
  2. Quanto cresce mediamente ogni anno questo titolo?

Potete metterlo in temini percentuali, potete parlare di euro, dollari, yen…La risposta sara una cifra unica ed una sola. Quel  valore e’ il vostro ago della bilancia. Sarete poi voi a metterlo in relazione con il vostro investimento e le vostre aspettative.

Se io vi dico che da oggi in avanti vi pago un assegno di  10000 Euro all’ anno e ve lo aumento dl 5% ogni anno che passa. Quanto siete disposti a pagare questa rendita? 50000 euro, 80000 euro, 200000Euro? Per qualcuno può andare bene pagarla 5 volte per qualcuno 10 per altri 20 volte. Questo e’ il motivo per cui i prezzi si muovono tanto. Ognuno ha aspettative diverse.

Piu’ siete sicuri della stabilita’ della rendita e quindi parliamo di azioni che hanno un lungo storico di crescita poco volatili e un flusso di dividendi, allora più sarete certi dei vostri calcoli.

Naturalmente anche negli immobili non vi sono certezze perenni, ma anche per il mio anziano amico valeva la distribuzione del rischio ed il controllo sul suo debito.

Ecco perche’ oggi ho creato il mio modello PVR ( Price Value Relativity) basandolo su due semplicissimi numeri,  i dividendi ed il tasso percentuale di crescita di un azione. Sommati mi danno il valore reale di quell’ azione. Solo i fatti crudi che contano,  niente teorie o assiomi strani. Si potrebbe dibattere sull’ esattezza del un prezzo e se riflette tutte le informazioni possibili sulla società sottostante. Certamente. Ecco il motivo per cui mi baso sul tasso di regressione del prezzo a dieci anni. Per il semplice motivo che nessuno può sapere se tutti i dati e le variabili sono sempre riflesse nel prezzo di oggi o no. La teoria del mercato efficiente dice di si.  Ma siccome io sono solo un uomo e non ho la presunzione di sapere tutto  accetto il prezzo come e’ ma lo relaziono a dieci anni di dati e fluttuazioni. Così’ sono sicuro di eliminare le approssimazioni di prezzo piccole come quelle grandi.

L’ unica cosa  invece che posso controllare e’ una sola: se investire o no. Quindi considero se rispetto a quello che l’ investimento mi potrebbe fruttare sono felice di pagare una cifra oppure no! Solo in questo ragionamento identifico il valore.

Per concludere: cercare il valore in qualche parametro strano o in una formula piuttosto che in qualche ratio non e’ in realtà’ d’ aiuto ai fini di identificare il valore di qualunque investimento. In sostanza si sta mancanti il punto.

Quello che conta e’ sempre e solo quanto reddito o cash vi aspettate con la più alta probabilità,  di ricevere da un investimento. Questo e’ il valore. Scrivetelo pure nel granito!

In base a quello, poi ogni investitore deciderà secondo le sue aspettative se sta pagando poco o tanto. Quindi non c’e’ mai un valore assoluto ma per inverso e’ sempre relativo.

Condividete anche voi questa teoria? Oppure avete altri metodi di valutazione?

A presto!

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