Come creo una start up multiculturale

start up multiculturale




Se c’e una cosa che mi rende effervescente sono i nuovi inizi. Se poi si tratta di trasformare nuove idee in realta’ creando business che fino a ieri erano solo chiusi nella mente, allora sono nel mio ambiente preferito. L’ atto di creare, l’ adrenalina di scolpire la realta’, l’ energia che si scatena difronte ad una lavagna vuota, e’ il combustibile che fa decollare il mio razzo interiore. Mettetemi al comando di un qualcosa di consolidato, con grandi organizzazioni arrugginite da riunioni e burocrazia interna e mi avrete messo in una gabbia. Metteteci la politica e il dispotismo aziendale e mi vedrete saltare dalla finestra entro 15 secondi. Sono allergico alle organizzazioni statiche e conservative. Adoro il cambiamento e l’ innovazione radicale e distruttiva.
Nel mondo ci sono quelle persone che sono a proprio agio nel sapere di potere andare sempre nello stesso ufficio e lavorare con gli stessi colleghi seguendo modelli collaudati ed efficaci. Nessuna sorpresa, tante certezze. Io no. Io proprio non ci riesco.

Semplicemente io sto bene nell’ incertezza. L’ incertezza per me suona come P O S S I B I L I T A’. Nel cambiamento e nel caos creativo sento di dare il meglio di me stesso. Il sapere che non ci sono regole, paletti, parametri e che tutto deve essere ancora scritto, provato e misurato, non mi spaventa, ma mi galvanizza a tal punto che chi lavora con me puo’ essere travolto dal mio entusiasmo ( questo non e’ bello, lo so…).
Il punto e’ che per la stragrande maggioranza delle persone un nuovo progetto assume le sembianze di un paesaggio immerso nella nebbia: non si riescono a definire le forme, i colori sono confusi e sfumati, e tutto esiste ovattato in una sorta di rallentatore che fa muovere con cautela ed insicurezza. Cosa’ ci sara’ dietro quel muro grigio? Da dove arriva quel suono? Cosa succede se un imprevisto sbuca all’ improvviso? Credo che queste siano le sensazioni che piu’ o meno ha chiunque comincia una nuova attivita’ imprenditoriale.
Per me e’ diverso. Nei miei occhi lo stesso paesaggio appare chiaro e limpido. E’ come se avessi una sorta di navigatore mentale o come se con un elicottero vedessi gia’ tutte le strade ed i vicoli che bisogna percorrere. Ho una visione dall’ alto che mi dice esattamente dove siamo e dove dobbiamo andare. Non e’ un potere paranormale, ma semplicemente l ‘esperienza mi dice con chiarezza che bisogna sempre suddividere il traguardo in tappe intermedie e piu’ lo si comincia a fare da subito, piu’ il progetto diventa reale e concreto…quindi gestibile. Si acquisisce visibilita’, per ogni metro che facciamo.
Ho visto spesso che in ogni nuova start up che sia fatta da una persona sola o un pugno di ex-colleghi, il segreto e’ muoversi il piu’ velocemente possibile dalla fase di pianificazione verso quella di esecuzione. Piu’ si sta fermi nella prima fase in cui si fanno mille ricerche, studi di mercato, piu’ l’ ossigeno dell’ idea si dissolve. Prima cominciamo ad agire e a vedere che qualcosa succede, prima cominciamo a vedere piu’ chiaro nella nebbia, mentre la sagoma della nuova attivita’ prende forma in modo sempre piu’ definito. Non importa se non e’ ancora perfetta, ma e’ molto piu’ facile lavorare ed aggiustare qualcosa che possiamo toccare rispetto a un idea che rimane sempre sulla carta in fase di studio o approfondimento.



Durante le ultime settimane dopo la decisione di Gennaio di entrare in una nuova start up Olandese che verra’ lanciata nei prossimi mesi, mi sono trovato per la prima volta a cominciare un progetto con diversi partners e profili maturi tutti seduti nella cabina di comando. Tutti con back ground importanti e diversi, tutti con obbiettivi specifici che naturalmente non collimano mai alla perfezione, tutt’altro. Tutti con culture di provenienza lontane. Sono sempre stato abituato a lavorare solo ed indipendentemente, senza aspettare che qualcuno mi dicesse cosa fare: dover discutere ogni piccolo step ha iniziato a rallentare i meccanismi quasi da subito. Mi ci e’ voluto un mese per uscire da questo stallo iniziale. Tanti meeting, tante analisi, troppo ragionamenti, una trafila legale che poteva essere degna dell’ acquisizione di un colosso della silicon valley. Prima ancora di avere programmato una riga della nuova piattaforma…tutto e’ rimasto immobile. Il focus era completamente sbagliato; si parlava troppo dei dettagli e di un futuro lontano piuttosto che muovere il progetto avanti dalla casella del via alla prima tappa: renderlo vero e tangibile. Questo momento che spesso viene definito “momento 22” ( non chiedetemi il perche’, non ne ho la piu’ pallida idea) e’ la classica fase della nebbia, quando gli insicuri cercano certezze e reti di protezione in cio’ che possono controllare e toccare con mano: contratti, statistiche, studi, ricerche esattamente dove si perde ossigeno ed energia. Sono stato paziente, e sono rimasto in silenzio osservando i giocatori attorno al tavolo fare il loro gioco. Passato un mese, ho inquadrato i ruoli, i caratteri e le aree di forza di ciascun partner. Senza prendere nessun titolo ufficiale, ho cominciato a richiedere azioni specifiche a ciascuno separatamente ( proprio nelle aree di competenza e forza di ognuno). A quel punto e’ successa la magia: ogni partner si e’ focalizzato in un area smettendo di perdere tempo su cio’ che non conosceva e cercando di proteggere e assicurare il futuro. Il solo fatto di spostare le proprie energie su qualcosa in cui si sentivano forti, sicuri nella loro area di confort, ha fatto si che la macchina e’ partita. Di rimbalzo anche la fiducia si e’ instaurata: se sai che ognuno lavora per il meglio della start up usando i suoi 15/20 anni di esperienza e la cosa e’ reciproca allora lavori anche piu’ rilassato dando il meglio di te. Se devi mettere in dubbio, controllare, capire esattamente cosa fanno tutti allora e’ finita.
Ho soltanto richiesto ad ognuno di mandarmi liste e piani di azione aggiungendo date e specifiche: tutto pensando senza limiti ed in grande. Solo il fatto di smembrare il progetto in pezzi minori e piu’ controllabili da ciascuno ha fatto si che il volano cominciasse a girare. Ora tutto e’ partito!
Il mio ruolo? Senza neanche doverlo chiedere mi hanno nominato managing director della neonata societa’ per i prossimi 12 mesi.



Siamo in 6 sulla quarantina con 6 background completamente diversi. Quattro uomini e due donne. Abbiamo origini miste : Italia, Olanda, Cina, Indonesia, Svezia. Viviamo sparpagliati in 2 continenti diversi e lavoriamo su 3 fusi orari ( cosi’ qualcuno lavora sempre ). La produzione della piattaforma e’ coordinata da Huston in Texas negli States, mentre i programmatori sono seduti in Pakistan, India e Filippine. Il design e’ realizzato a New York da un Olandese, mentre il mercato di riferimento piu’ importante sara’ l’ Asia ed il Medio Oriente. La responsabile per il marketing e’ cinese, vive ad Hong Kong ed e’ sposata con uno svedese. A Shanghai sara’ di base il primo team operativo, mentre la sede legala e’ ad Amsterdam! Ah!…e non abbiamo un telefono, non esistera’ nemmeno…Solo internet!

Questo per me significa fare impresa oggi. Questo per me vuol dire essere globali. Profondamente, fino alle ossa della cultura aziendale, sin dal primo giorno di vita. Non esistono colori o nazioni, esiste solo la voglia di fare e di farcela insieme.

Avanti tutta si parte!

Francesco





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4 Comments
  1. Luca
    • partitodazero
      • Luca
  2. Giulio

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